Morbosità è il secondo film da regista di Luigi Russo, che punta su Jenny Tamburi, attrice romana all'epoca poco più che ventenne e che in quegli anni partecipava pressoché esclusivamente a titoli erotici, e Eva Czemerys, attrice tedesca, di origini russe e naturalizzata italiana, pure lei habitué delle pellicole ad alta gradazione erotica. Tra le due ci infila Gianni Macchia, architetto che non riesce ad entrare nel giro che conta in quel di Modena. La sua donna, Eva, si spende in ogni modo per favorirlo, perora la sua causa con assessori (Enzo Liberti), medici (Aldo Bufi Landi) e avvocati (Eolo Capritti), il circolo locale dei potenti, e all'occasione gira anche i letti necessari per rabbonire chi può mettere una buona parola per il giovane architetto. Dal nulla, sua sorella minore Anna (Jenny Tamburi) torna dal collegio e si stabilisce nella casa della coppia. Imparerà ben presto la regola del do ut des, fino ad una sciagurata serata nella quale, durante una festa, viene violentata da tutti i mentori dell'architetto. A quel punto si pone il dubbio amletico, denunciare o non denunciare lo stupro? Tutelare la carriera dell'architetto o l'onorabilità di Anna? La prima ad abbandonare la vittima della violenza è Eva, atterrita alla sola idea di dover stare accanto ad un "uomo mediocre", mentre non soffre la minima pena nel sapere cosa ha subito la sorella. Da quel momento parte un altro film. La sfida morale è interessante e la sua declinazione in sceneggiatura svela le ipocrisie, il perbenismo e gli altarini della borghesia rampante di quel pezzo d'Italia, per altro anche un po' provinciale.
Nessuno si occupa di Anna se non Anna stessa. La ragazza architetta un piano per smascherare i suoi violentatori ma il contesto in cui agisce lo sabota e lo depotenzia. Al punto tale che Anna si convince che con i nemici che non puoi battere è meglio allearsi. Alla fine della fiera, da Morbosità emerge un quadro disarmante nel quale letteralmente nessun personaggio si salva. L'architetto è un debole, professionalmente incapace (il lavoro al suo posto lo fa l'assistente geometra) e opportunista nei confronti di Eva (che al momento giusto definirà solo una "avventura"). Eva dal canto suo sfrutta il compagno per costruirsi una propria posizione sociale e usa il sesso come moneta di scambio, sempre e con chiunque. I potenti sono avvoltoi privi di morale. Anna sin dall'inizio appare tutto fuorché sprovveduta come collegiale. Fa la civettuola con i maschi che la contornano, è ambigua con la sorella ed il fidanzato (che sorprende anche ad amoreggiare); nulla che giustifichi la violenza subita, anzi ne ne paga un prezzo altissimo. Anche lei, capite le opzioni in campo, decide di affiliarsi agli uomini forti, non senza un certo godimento nel veder affondare la sorella e l'architetto, che non l'hanno mai protetta né difesa, anzi gettata in pasto ai leoni. - SPOILER: L'architetto chiuderà la propria mesta carriera di scalatore sociale addirittura venendo arrestato per reati commessi dai suoi soci, Eva perderà così il suo ascensore sociale, ma è legittimo pensare che dopo l'architetto avrà scaldato il letto di qualcun altro.
Morbosità è un cupio dissolvi di valori ed etica, nessuna empatia, nessuna limpidezza, solo la legge della giungla, lo sfruttamento, il sopruso, la sopraffazione. Una distruzione scientifica ed inesorabile della società italiana degli anni '70, nella quale tutto avveniva sottobanco e nella più totale impunità. Le donne rappresentate nel film sono una peggio dell'altra. Eva è sostanzialmente una escort; Anna subisce una punizione durissima per le sue maliziose ambiguità e alla fine non dimostra di possedere una moralità più stoica delle altre; la segretaria dell'architetto è un pezzo di carne che non aspetta altro che essere deflorata; la segretaria dell'avvocato sembra una bambolina stupida. Non va meglio con i personaggi maschili, uomini alfa che sanno solo prendere, sfruttare e tradire; oppure uomini servili, come il personaggio di Macchia, che di fatto agiscono in modo speculare, prendendo, approfittando e tradendo, semplicemente ricavandone un bottino minore perché il grosso del malloppo è di pertinenza dei loro padroni (dai quali per altro verranno puntualmente scaricati al momento opportuno). Un clima vizioso e viziato, nel quale non si salva nessuno, tutto è merce, tutto è marcio. E del resto la citazione di Boris Vian posta in apertura ("La donna è quel che si è trovato di meglio per sostituire l'uomo quando si ha la scarogna di non esser pederasti") restituisce perfettamente il clima di misoginia e abiezione che la pellicola lascia esplodere. Forse Morbosità va persino oltre quanto si era proposto, ovvero essere una "morbosa" pellicola erotica dagli accenti drammatici e con un po' di carne al vento; riesce più o meno consapevolmente a svelare delle zone d'ombra dell'Itala del 1974 che avranno finito con l'inquietare diversi spettatori in sala, e qualcuno forse si sarà persino riconosciuto tra le figure rappresentate sullo schermo.