In The Fire è il primo film che la rediviva Amber Heard gira (e produce) dopo il tritacarne mediatico e giudiziario che l'ha vista implicata insieme all'oramai ex marito Johnny Depp a Fairfax, in Virginia. Comunque la si pensi sulla Heard e su quella vicenda, l'attrice Amber Heard risorge dalle ceneri grazie ad una coproduzione italo-statunitense, basata sul soggetto di Silvio Muraglia, che poi contribuisce anche alla sceneggiatura assieme a Pascal Borno e al regista Conor Allyn. Le location sono quelle della Puglia, trasformata brillantemente in una fantomatica San Jose con grandissimo talento del team produttivo di questa pellicola. Qualche sentore che ci sia lo zampino italiano si avverte quando si scorge Luca Calvani nei panni di un prete piuttosto fragile che cerca di arginare la superstizione e la creduloneria di bifolchi villici in cerca del demonio, sebbene lo stesso don Antonio sia costantemente in bilico tra fede cieca e istinto razionale. La ragione è quella della scienza, la nascente psicologia, o "alienismo", ovvero lo studio di comportamenti alienanti dovuti a disturbi psichici. E' la dottoressa Grace Burnham (Amber Heard) ad incarnare logica e speculazione contro il brutalismo dell'uomo selvaggio e ignorante. Al centro della vicenda c'è il giovane Martin, ragazzino accusato di ogni nefandezza, in odor di zolfo, matricida e portatore di sventure, maledizioni e verbo diabolico. La gente del posto lo vuole morto, solo così smetteranno di essere assediati dalle locuste, i bambini non moriranno più, la terra non inaridirà e il bestiame non marcirà. L'approccio della Burnham è agli antipodi ma ben presto scoprirà fino a che punto può spingersi una massa cieca e inferocita, abilmente manovrata da un altro prete (Yari Gaglucci) disposto ad uccidere pur di liberare i suoi fedeli dal Maligno, o quello che lui crede tale.
In The Fire è un buon film, un dramma a tinte western-horror ben girato e recitato. A me la Heard è piaciuta molto e credo che da un punto di vista attoriale ci siano ben poche critiche da muoverle, a patto di essere esenti dal pregiudizio; così come tutto il resto del cast si mantiene su livelli ampiamente soddisfacenti. Il giovane Martin (Lorenzo McGovern Zain) ha tratti qua e là un po' caricaturali ma siamo sempre nel tollerabile, così come anche i momenti più inquietanti e allusivi non si danno mai al facile sensazionalismo o all'horror spicciolo. Proprio per questo, dopo circa 3/4 di pellicola spiace che In The Fire ceda il passo e abbia la caduta di stile di scegliere la via (risolutiva) più facile. Tutta l'ambiguità tenuta sin lì che permetteva di non sciogliere il nodo tra fede e ragione, viene brutalmente abbattuto a colpi di attività paranormale che inchioda la sceneggiatura ad una sola strada possibile. Se non è il Maligno, sono comunque i super poteri, e buonanotte psicologia, disagio psichico, scienza e ragione. Allyn avrebbe potuto senz'altro individuare un modo di giocare fino alla fine con allusioni e sfumature senza dover abbassare così maldestramente la guardia, invece capitola. Così come la scena di sesso tra la Heard e Noriega è del tutto velleitaria e gratuita, non ce n'è alcun bisogno se non quella di mostrare la Heard (sempre che sia lei e non controfigurata); il punto è che non aggiunge assolutamente nulla al film ma anzi lo banalizza un po', l'intento è unicamente quello di dare al pubblico della carnazza. Inutile allora tenere il generoso petto della Heard castamente avvolto nella camicetta da dottoressa per tutto il tempo se poi puntualmente la si getta così nel budoir. In The Fire rimane un film piacevole, con una bella fotografia e atmosfere accattivanti, avesse semplificato meno certi passaggi ed avesse avuto più cura di mantenere un certo livello, più sottile e meno commerciale, avrebbe potuto essere qualcosa di davvero memorabile.



