Sbatti Il Mostro In Prima Pagina

Sbatti Il Mostro In Prima Pagina
Sbatti Il Mostro In Prima Pagina

Marco Bellocchio subentra in corsa alla direzione di questa pellicola, dopo che i dissidi di Sergio Donati forse con Gian Maria Volonté, forse con la Produzione, determinano questo cambio di direttore d'orchestra. Bellocchio si prende qualche giorno per apportare modifiche alla sceneggiatura e renderla propria, introduce ad esempio il personaggio di Laura Betti, politicizza in maniera assai più forte la vicenda, come era lecito aspettarsi. Tuttavia a posteriori Bellocchio parla di Sbatti Il Mostro In Prima Pagina come di un film fatto un po' di corsa, del quale non disconosce affatto la paternità ma di cui sembra quasi ridimensionare il valore, perlopiù a causa di un certo squilibrio tra forma e sostanza. Sbatti Il Mostro In Prima Pagina va dritto al punto, nei suoi 83 minuti è asciutto, secco e potente, tutto concentrato sul messaggio, la tematica, sebbene il modo in cui Bellocchio lo gira non sia affatto deficitario ma mostri un taglio quasi documentaristico. Inizia come un vero e proprio spaccato di vita sociale italiana di quel momento storico, con un comizio di La Russa in piazza e gli scontri per la morte di Feltrinelli, rimasto ucciso in un'esplosione nei pressi di un traliccio dell'alta tensione a Segrate, morte decisamente misteriosa, forse auto inflitta nel tentativo di sabotare il traliccio, comunque frutto del clima di tensione e contrapposizione tra rossi, neri e crociati di quell'Italia. Bellocchio si ritrova quel fatto di cronaca sovrapposto all'altro che stava trattando, la morte di una giovane ragazza per mano di un "mostro", ispirata al caso di cronaca nera della morte della studentessa Milena Sutter (1971).

Gian Maria Volonté interpreta Bizanti, capo redattore de Il Giornale (la cui sede reale era in realtà quella de L'Unità milanese), ricalcato sulla falsariga de Il Corriere della Sera, attestato su posizioni decisamente conservatrici all'epoca, che Bellocchio non esita a definire persino "reazionarie". Sullo sfondo si agita e manovra il proprietario della testata, l'industriale, faccendiere e affarista John Steiner (l'ingegner Montelli), evidentemente compromesso con ambienti fascisti e complottisti. Bizanti è il braccio armato di Montelli sulla carta stampata, corregge gli articoli dei redattori in chiave moderata, ritenendo troppo pericolosi alcuni vocaboli come "disoccupato", e soprattutto l'associazione di vocaboli tra loro ("disoccupato", "disperato", "licenziato"), non vuole turbare la tranquillità dei lettori, che producono reddito e hanno diritto ad uno stato di quiete. Ogni fatto viene strumentalizzato e gonfiato a fini politici, gli scontri di piazza, un assalto al giornale da parte di estremisti facinorosi di sinistra, ma anche ciò che con la politica non c'entra alcunché, come la morte (e la violenza sessuale) di una liceale di buona famiglia. - SPOILER: Bizanti si impegna affinché il colpevole risulti un comunista, pur arrivando a scoprire che in realtà l'assassino è un altro, un minorato mentale ossessionato dalla ragazza, senza alcuna implicazione politica.

Come spesso accade nei film di Bellocchio e con Volonté, diversi dialoghi diventano delle vere e proprie lezioni morali, cinema di altissimo livello, nonché fotografie impietose dell'Italia degli anni di piombo. Penso allo scambio tra Bizanti e Roveda (Fabio Garriba), un giovane giornalista che il capo redattore intende manipolare come un burattino e che invece si renda conto della meschinità e dell'opportunismo del suo superiore; anche il dialogo terrificante tra Bizanti e sua moglie, davanti alla tv, nel quale l'uomo esprime tutto il suo superiore disprezzo versa la moglie e la tipologia sociale e culturale di persone che lei incarna ai suoi occhi; i ripetuti momenti tra Bizanti e la Betti, un personaggio difficilissimo, molto estremo e borderline, vera chiave di volta delle indagini; i riferimenti a Goebbles come teorizzatore della propaganda. Volonté è enorme e qua e là il suo Bizanti sembra quasi avere dei tratti in comune con il "dottore" di Indagine Su Di Un Cittadino Al Di Sopra Di Ogni Sospetto, soprattutto per quanto riguarda la furia reazionaria e fascistoide. In tutta onestà spaventa davvero perchè non è poi così difficile riconoscervi l'identikit anzitempo di qualche odierno direttore di quotidiano. Bellissime le musiche di Nicola Piovani, incalzanti e quasi militari. Qualche tempo dopo Indro Montanelli fonderà per davvero Il Giornale.

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