La Signora Della Notte

La Signora Della Notte
La Signora Della Notte

La Signora Della Notte è un piccolo grande cult personale. Come è noto - mi auguro vivamente che sia noto a molti di voi - il film narra dello stanco menage matrimoniale di Simona (Serena Grandi) e di Marco (Fabio Sartor), che dopo appena 3 anni di matrimonio già sono annoiati (...addirittura!). O meglio, l'annoiata è soprattutto Simona, che per altro si scopre ninfomane, e pure un po' perversa, visto che mostra di apprezzare gli schiaffoni, le copule strappate a forza e gli uomini dominatori. Pare strano, ma praticamente ogni volta che passeggia per strada, com'è come non è, c'è sempre una coppia che si ac-coppia; lei sbircia libidinosa, e pensa: "ma quanto mi piacerebbe pure a me prendere due belle randellate e poi giù, stantuffo a più non posso...". Fatto sta che invece il marito è tutto preso dal lavoro e dai videogames (gli Intellivision!) e allora lei decide di consolarsi in qualche modo. Trova tutti quelli peggio, veramente una galleria di tipi umani indicibile (il culmine lo raggiunge col cacciatore mazziniano, uno yeti che l'accarezza con la canna del fucile in ogni dove e poi le offre le proprie parti basse).

Durante l'ennesimo tradimento, consumato stavolta con un amico del marito, Simona si fa scoprire proprio mentre, riversa a 90 gradi su un muretto di un baretto squallidissimo sulla spiaggia, accoglie con grande ospitalità la virtù dell'amante. Marco giustamente si inalbera ed il rapporto (sessuale, ma pure coniugale) finisce lì, interruptus. Il tempo passa, Simona è un po' pentita, però sempre altamente promiscua, mentre il marito si rende conto di quello che ha perso (insomma, stiamo parlando di Serena Grandi, mica non Alba Rohrawacher). Allora escogita la seguente trovata: "a mia moglie piace prenderlo a sbrano? E io gli combino l'agguato". In sostanza, la sorprende a casa, si finge stupratore senza farsi riconoscere e la svergogna, in una scena stracult, con Serena ignuda distesa in terra, la testa infilata sotto il divano e lui che cavalca il rodeo. Ma... c'è una ma, a Marco cade la catenina durante l'atto epico, particolare dal quale, a posteriori, Simona risale all'identità dell'aggressore. E' pace fatta, i due hanno capito come far funzionare il matrimonio, arriva il gran perdono e anzi, decidono pure che quello che mancava nel loro rapporto era un figlio. Ed ecco che durante l'ultima copula finalmente si gode come si deve, e probabilmente viene piantato il seme di un tenero giacomino.

Trama esplicitata con dovizia di particolari perché, come si può notare, l'intreccio è arguto e complesso, e riveste una certa importanza nel film. Qui bisogna distinguere due piani, che convenzionalmente chiameremo: piano Schivazappa e piano Serena Grandi. Schivazappa, quello di Femina Ridens, gira un pessimo film, regia anonima, messa in scena molto misera, costumi anni '80 allucinanti, luci, fotografia molto banali, piatti, buttati lì. Trama e dialoghi sono miseri, sostanzialmente inutili, tutto è costruito in funzione del fatto che ogni 7 minuti Serena sia seminuda e posseduta da qualcuno. Premesso che il film in sé non è proprio questo granché, Serena da sola lo rende qualcosa di titanico ed irrinunciabile. La macchina da presa è praticamente fissa su di lei, come fosse quasi un unico piano sequenza. La Grandi è sempre in scena, è chiaro che l'idea di partenza della produzione è stata: "facciamo un film con Serena Grandi. Quale, come, cosa? Boh, però c'è Serena Grandi, stai sulle tette, poi vediamo...".

La Grandi veniva dal successo termonucleare di Miranda (ma lì c'era un Brass in palla dietro) e i copioni soft porno le venivano offerti come le escort a qualche politico noto alle cronache italiane degli ultimi anni. Concentrandosi unicamente sull'apporto di Serena a questa pellicola, non si può non rimanere estasiati dalla totale dedizione con la quale l'attrice emiliana si concede senza remore, riempiendo il vuoto pneumatico della sceneggiatura con il suo corpo opulento e statuario. Non siamo al "vorrei ma non posso" di qualche sexy starlette pentita; Serena, da brava soldatina del burro e della margarina, carica su di sé il peso dell'intero progetto e lo porta a termine unicamente con le proprie forze, nonostante le mille mancanze (recitazione obbrobriosa, regia assente, trama sempliciotta e prevedibile, eccetera). Il film si salva solo per la componente di erotismo spinto; in pratica, quel susseguirsi continuo di scene di sesso sono la vera catarsi della pellicola, senza la disponibilità disinibita di Serena questa accozzaglia di luoghi comuni non avrebbe avuto alcuna ragione d'essere. La locandina comunque è spettacolare. E quando hai il prosciutto buono, i tortellini vengono buoni per forza.

Trailer ufficiale

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