The Shrouds – Segreti Sepolti

The Shrouds – Segreti Sepolti
The Shrouds – Segreti Sepolti

David Cronenberg prosegue la sua incessante speculazione su anima e corpo, sulle cicatrici dell'una e dell'altro e su come l'uomo, lo zeitgeist e la nostra società, sempre più tecnologica, ne siano attraversate, che interpretazione ne diano, quale sia lo scopo, ammesso che ce ne sia uno. The Shrouds - orrendamente distribuito come Segreti Sepolti - è una indagine inquietante, tormentata e angosciosa su cosa produce la morte, getta uno sguardo necrofilo e irrequieto sul nostro rapporto con il dopo, con i corpi in decomposizione, ma anche con un dolore insanabile dell'anima che cerca una sua sublimazione, un balsamo per lenire le ferite attraverso il contatto diretto con la carne in disfacimento, con le ossa che si polverizzano, con la sepoltura eterna. Al solito Cronenberg gioca su più livelli, The Shrouds mescola un approccio algido, da entomologo, a momenti di ironia nerissima, ad una trama thriller che carsicamente affiora e ritorna in profondità, ad un afflato tragico, spirituale e al contempo nichilista. Vincent Cassel (sempre più somigliante al nostro Luca Barbareschi, o viceversa) è il gran sacerdote hi-tech di un'azienda che permette di monitorare la consunzione dei cadaveri dei nostri cari, tra questi anche quello della sua amata moglie, cannibalizzata in vita da un tumore. Quella di Karsh sembra una vera e propria post religione, un culto dei morti fine a se stesso, tutto rivolto sui trapassati ad esclusivo uso e consumo dei vivi tuttavia; i viventi consumano i morti, è cibo per le loro anime, per le loro paturnie, per le loro solitudini. Il cimitero 2.0 di Karsh viene profanato e da lì inizia una serrata caccia ai molestatori del sonno eterno. Vandalismo? Terrorismo ecologico? Spionaggio industriale, politico, militare? Schegge impazzite si agitano attorno a l protagonista, anch'egli ulteriore scheggia impazzita, il suo informatico di fiducia (Guy Pearce), nonché ex marito della sorella della defunta moglie di Karsh (entrambe interpretate da Diane Kruger). Infine una coreana francese cieca dalle movenze di uno spettro (Sandrine Holt). Menti complottiste che non smettono mai di lavorare e che popolano gli incubi del magnate, già sufficientemente assediato dalle visite notturne del fantasma carnale della moglie, mutilata e ricucita come una creatura di Tim Burton.

The Shrouds è un denso e gigantesco incubo nero pece, nel quale la trama a tratti si fa paradossale e grottesca, quasi girando vorticosamente attorno allo spettatore, il quale viene sfidato a seguirla su territori accidentati e non sempre solidi e concreti. Ma l'impressione è che Cronenberg ne sia del tutto consapevole e non se ne faccia alcun cruccio perché il fuoco di The Shrouds risiede altrove, in quel sentimento macabro che dai personaggi deve travasarsi nel pubblico, pervadendolo follemente allo stesso modo. Una giostra sulla quale bisogna accettare di salire cedendo alla sospensione dell'incredulità mentre i fotogrammi ci portano in mare aperto. Cronenberg ha raccontato che c'è molto di autobiografico in quanto viene rappresentato, il che aggiunge estremismo ad estremismo. Come Karsh (che ha praticamente le fattezze di Cronenberg stesso), anche lui ha perso la moglie dopo oltre 40 anni di unione sentimentale e professionale. Le immagini sono affascinanti, la capacità narrativa è innegabile, agitata da una violenza concettuale e al contempo da un'asciuttezza della messa in scena nelle quali si riconoscono la firma di Cronenberg. The Shrouds è la sua personale elaborazione del lutto, la sua via d'uscita dal dramma, alla maniera di Cronenberg quindi nella più totale iconoclastia. A Thanatos si contrappone Eros, c'è una scena di sesso davvero fuori dal comune, non poteva accadere diversamente con Cronenberg dietro la macchina da presa. Nonostante i corpi nudi di Cassel e della Kruger, uniti nell'amplesso, si va completamente altrove, i dialoghi portano lontano da quel letto, e la descrizione della scena, così nettamente in contrapposizione con il torpore dei personaggi a cui abbiamo assistito sin lì, ricorda quasi la frenesia dei momenti di "erotismo" de La Mosca. Si rimane spiazzati. Ennesima riprova della personalità strabordante del regista canadese. Altrettanto si potrebbe dire dell'assistente personale di Karsh, la sua intelligenza artificiale che ha le sembianze di Hunny, un'adorabile biondina più insidiosa delle spie russe e cinesi evocate dallo script ma che di fatto mai si palesano. Gli effetti visivi e digitali usati da Cronenberg sono molto naive, a tratti persino inadeguati, ma Hunny è una sorta di ulteriore personaggio che riesce a bucare lo schermo.

Trailer ufficiale

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