Mario Gariazzo era uno specialista del porno soft italiano, un po' casereccio, di quelli con gli Antonii Zequila ad atteggiarsi a Richard Gere. Nasce in realtà come regista western, nel '74 dirige il drammissimo Il Venditore Di Palloncini e l'horror esorcistico L'Ossessa, poi una parentesi nella fantascienza con Occhi Dalle Stelle, per poi dedicarsi quasi esclusivamente all'erotismo, con un titolo che pare continuare il filone sci-fi (Incontri Molto Ravvicinati....Del Quarto Tipo) ma che in realtà va a parare da tutt'altra parte. Sapore Di Donna (1992) è il suo penultimo lavoro e si inserisce di diritto nel filone del trashorama italiano a marchio doc. Il cast grida vendetta, David D'Ingeo e Antonio Zequila protagonisti maschili (uno peggio dell'altro) e Valentina Demy, Deborah Calì e Filomena Campagna protagoniste femminili, come dire Meryl Streep, Jane Fonda e Susan Sarandon. La trama vede il giovane studente universitario riminese D'Ingeo alle prese con la fidanzata Campagna, una zoccola da competizione. D'Ingeo rischierebbe quasi di impalmarla, se non scoprisse per tempo che la "signora" se la intende con un galletto da discoteca (Zequila). Delusissimo, vola in Venezuela, presso un'amica di famiglia, per studiare e conseguire la laurea (è noto il prestigio delle Accademie universitarie sudamericane). Si insedia in una villona con piscina abitata dalla Demy e dalla figliastra, la Calì. Ovviamente è tutta una gara a chi si accoppia con chi, fino al colpo di scena finale, che SPOILERO senza pietà perché Gariazzo lo merita: tutto quello che abbiamo visto era una costruzione irreale, si tratta in realtà di un film nel film, infatti la Demy e D'Ingeo hanno assistito a tutta la proiezione e discutono sulle variazioni da apportare alla trama. La Demy non gradisce il finale troppo drammatico, così ne propone uno diverso al biondo: una sana sgropponata sulle poltroncine del cinema, con occhio ammiccante rivolto allo spettatore.
Ve lo dico con le mani alzate in segno di resa, il film è indifendibile, tuttavia la kitscheria e la pacchianeria che riesce a raggiungere sfiorano il sublime, secondo la famosa teoria di Burke dell'orrore che si travasa nel sublime e viceversa. La regia e la fotografia sono di un approssimativo e di un poveristico che manco Bocelli con un cellulare in mano. I dialoghi svelano da subito la loro alta derivazione junghiana; battuta culto: D'Ingeo e la Campagna amoreggiano in ascensore, la gente reclama chiedendo a gran voce: "ma viene quest'ascensore o no?", e la Campagna risponde: "vengo, vengooooo!!". Le scenografie sono in stile Acapulco con Andrea Roncato e Gigi Sammarchi. In alcuni momenti Sapore di Donna pare veramente un porno, la recitazione degli attori è da porno, unitamente allo squallore degli ambienti e all'anonimato dei vari elementi che compongono il fotogramma. Si creano quelle classiche situazioni e dinamiche pre inchiappettamento, c'è proprio il sentore di quegli istanti "tipici" propedeutici alla deflorazione. Solo che Sapore di Donna non è veramente un porno, anche se come erotico spinge abbastanza; da un certo punto in poi la copula avviene ogni 5 minuti. La Demy (che la pornostar la farà per davvero) qui è una milf - ancora piacente fisicamente ma con un acconciatura inguardabile, una specie di scopetto color Pippicalzelunghe - che concede allo spettatore voyeur una masturbazione, una violenza sessuale e un rapporto orale. La Calì è la gnagna regina, grande sgnacchera molto burrosa (una sorta di Luciana Ottaviani mora), anche lei sovente impegnata in intense sedute di "fitness". La Campagna è bruttarella, ma il fattore ninfomania le dà una marcia in più. Sapore di Donna è scorrettissimo sotto tutti i punti di vista, migliori amici che ti rubano la ragazza, mamme che fanno a gare con le figliastre per portarsi a letto lo stesso uomo, fidanzate che ad un passo dal matrimonio testano la tenuta del "cambio" delle auto degli "amici", tradimenti ripagati a schiaffoni, ragazze per bene che in realtà posano per servizi fotografici osé, stupri che partono come una violenza e si concludono come una botta di piacere, eccetera. Ultimo tocco di classe, il tema musicale dei titoli di testa è lo stesso usato dalla De Filippi in Uomini e Donne quando introduce in studio i quarti di manzo e di vitella, finalmente abbiamo capito da dove arriva quel motivetto... e a cosa allude soprattutto.

