La Morte Cammina Con I Tacchi Alti

La Morte Cammina Con I Tacchi Alti
La Morte Cammina Con I Tacchi Alti

Luciano Ercoli è uno che ha fatto pochissimi film in carriera, non so perché, se per motivi suoi, se per per ostracismo dei produttori, se per colpa del fato avverso, fatto sta che io lo ammiro grandemente, le sue opere mi inchiodano sempre allo schermo, col valore aggiunto poi di avere spesso Susan Scott (aka Nieves Navarro) come protagonista, essendo sua moglie. L'anno dopo Le Foto Proibite Di Una Signora Perbene (1971) è il turno di La Morte Cammina Con I Tacchi Alti, giallo/thriller "all'italiana" che, con molta personalità, non si getta all'inseguimento disperato del trademark argentiano in grande ascesa, ma cerca una via personale al genere, con elementi propri e caratterizzazioni che rendano distinguibile e peculiare il film rispetto al panorama coevo, pur rispettando i "topoi" istituzionali tipici del giallo. Non ci sono i guanti di pelle dell'assassino, le soggettive, i coltelli in primo piano, e tutti i parafernalia di Argento; qui l'assassino ha il passamontagna, ha gli occhi chiaramente visibili, le riprese delle sue azioni sono "oggettive" (lo vediamo addirittura a figura piena), la musica ossessiva non ci bombarda, la voce del killer non è stridula e schizoide ma camuffata da un laringofono, inoltre le sue motivazioni non sono folli e irrazionali ma prosaicamente economiche.

La trama non è semplicissima, o meglio, lo è prendendo inizio e fine, ma nel mezzo i personaggi abbondano, praticamente tutti potenziali sospettati, e Ercoli li ammonta uno sull'altro senza curarsi della fatica dello spettatore nel dipanare le annodature della vicenda. Susan Scott è la figlia di un rapinatore, suo padre è morto ammazzato dopo un colpo (lo vediamo morire immediatamente, dopo pochi fotogrammi), e la refurtiva, dei diamanti scintillanti, non si trova. La Scott è sospettata di averla nascosta, ma intanto comincia ad essere perseguitata da un maniaco che vuole sempre la stessa cosa, i gioielli. Susan scappa da Parigi a Londra, qui si accasa con un medico (Frank Wolff), un tizio sposato che confina la Scott in un cottage di campagna e le fa fare la vita da gran signora, ma anche qui i guai della Scott non finiscono, anzi, addirittura muore ammazzata; da quel momento in poi lo spettatore deve spostare il fuoco dell'attenzione sui restanti personaggi, mentre un buffo ispettore di Scotland Yard indaga sull'intreccio criminale. Chi perseguitava la Scott? Chi l'ha uccisa? E chi è l'artefice degli altri delitti che sono avvenuti di contorno? In chiusura lo scopriremo, con un doppio finale addirittura.

Ercoli cita due volte Hitchcock ed il suo Psycho; una prima, facendo morire a circa tre quarti di film la Scott, esattamente come Janet Leigh; lo spettatore pensa che quella sia la protagonista e si mette nell'ordine di idee che ne seguirà le gesta fino alla fine, invece a metà film la fanno fuori, e tocca ricalibrare le aspettative, col dispiacere per altro di aver perso un personaggio al quale ci si era affezionati. E Susan Scott, a mio parere, è una stupenda attrice oltre ad essere uno schianto assoluto di donna, quindi avverti proprio fitte al cuore di dolore. Una seconda volta....non ve lo dico, ma chi ha visto entrambi i film capirà immediatamente il riferimento, anche se nel caso di Psycho è risolutivo, mentre nel caso di Ercoli è solo un dettaglio di contorno. E se Ercoli pensa a Psycho, Hithcock è tirato in ballo anche per La Finestra Sul Cortile (vedi le osservazioni notturne del Capitano Lenny), anticipando così il De Palma di Omicidio A Luci Rosse (1984).... ma De Palma un'idea sua ce l'ha mai avuta?

La sceneggiatura magari è un po' farraginosa, non dico di no, ma le atmosfere compensano questa pesantezza, la recitazione è di gran livello, la Scott è una Dea, e pure il commento sonoro di Stelvio Cipriani, coadiuvato dalla solita Nora Orlandi, risulta assolutamente piacevole. Divertente il fatto che il medico adultero abbia una moglie (Claudie Lange) praticamente identica all'amante, questa somiglianza crea un ulteriore corto circuito per lo spettatore, sovente a rischio di cadere in confusione. Meno divertente sapere che Frank Wolff, sempre nel 1971, si suiciderà tagliandosi la gola con due colpi di lametta nel bagno di un residence a Roma. Ben ritratti anche tutti i personaggi collaterali, dal pescatore al cieco in cura dal Dr. Matthews, dall'Ispettore con il tipico humour britannico (che però è italiano, Carlo Gentili), al capitano voyeur, fino all'amante francese della Scott (Simon Andreu). Il balletto di Susan Scott "negra" è abbastanza goffo (leggermente meglio il successivo, quello "dorato"), la bella Susan non era tagliata per quel tipo di spettacolo, assai più caliente il suo amoreggiare con Andreu che le spalma la crema sbiancante, soffermandosi ampiamente sui suoi seni Il film ebbe un discreto successo (ed anche il titolo fece scuola), tanto che nel 1972 Ercoli diresse ancora la Scott in La Morte Accarezza A Mezzanotte.

Trailer ufficiale

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