Il Peccato Di Lola

Il Peccato Di Lola
Il Peccato Di Lola

"E' quello della Lola" gridava entusiasta il bambino per aver riconosciuto la qualità sopraffina del suo nettare preferito; magari avete sempre pensato che si trattasse dello spot di una nota marca di latte, e invece, senza saperlo, eravate al cospetto di un evidente omaggio postumo al film di Bruno Gaburro del 1985, nel quale, ok, non avevamo il latte, ma la latteria della Lola c'era tutta. E la Lola era Donatella Damiani, qui al suo ultimo film prima di fare il salto nei giornaletti zozzi (schegge e frattaglie bollenti sono ancora visibili online, facendo qualche ricerca mirata). La Damiani (all'anagrafe Casula), classe 1955, mi nasce a Dolianuova (CA) da un funzionario del Ministero e si trasferisce a Roma dove studia Scienze Politiche. Esordisce al cinema nientemeno che con un nazi porno (Liebes Lager, 1976), ma il climax della sua carriera è La Città Delle Donne di Fellini (per il quale, come è noto, le dimensioni contavano). Il resto della sua filmografia si muove nell'exploitation e nel cinema di genere, con titoli come La Liceale Seduce I Professori, I Carabbimatti, Miele Di Donna, l'atroce Hanna D - La Ragazza Del Vondel Park. Gaburro la sceglie per interpretare Lola, anche se pare che al termine non di dichiarò soddisfatto delle doti recitative della Damiani (e viene da chiedersi, considerato il tipo di pellicola ed il suo contesto, cosa avesse in mente Gaburro....).

Alberto (Scott Coffey) è un collegiale temporaneamente in vacanza nel villone della madre, ricchissima borghese anglosassone. Mentre la madre si allontana per affari, Albert viene accudito dall'autista di famiglia tuttofare Angus (Gabriele Tinti) e dalla nuova governante Lola (Donatella Damiani). La donna appare da subito smaliziata e ammiccante, sia Angus che Albert ne apprezzano le forme ma, mentre nei confronti del primo Lola dimostra antipatia, verso il ragazzo la sua disponibilità è massima, tanto da tentare ripetutamente di sedurlo. Durante l'amplesso la donna - che aveva manifestato problemi di cuore in precedenza - muore, costringendo Albert a chiedere aiuto ad Angus per occultare il decesso ed il cadavere. La salma però viene misteriosamente disseppellita e i due vengono messi sotto ricatto. - SPOILER: Albert è costretto a versare ingenti somme di sterline all'anonimo accusatore fino a che, una sera, scopre Lola in casa. La donna confessa che assieme ad Angus aveva ordito l'inganno nei confronti di Albert per mettere le mani sul gruzzolo di famiglia ma, nutrendo amore per il ragazzo, vorrebbe riscattarsi. Albert, che fino a quel momento si era comportato come l'ingenua vittima sacrificale, volgerà l'intera situazione a proprio favore, eliminando sia Angus che Lola, e simulando un delitto passionale tra i due agli occhi della Polizia.

Più che le incertezze recitative della Damiani sembra Gaburro a non aver chiara la direzione da intraprendere mentre porta avanti il film. Il Peccato Di Lola prende avvio come una commedia erotica classica, con il ragazzetto con gli ormoni focosi in attesa di svezzamento dalla governante di turno, nella cornice di ambienti eleganti ed aristocratici. Siamo insomma nel frequentatissimo filone delle iniziazioni sessuali in ambito familiare. Poi il plot prende una piega più schiettamente erotica (come del resto il titolo lasciava presagire), con la fisicità della Damiani protagonista assoluta (e meritata). Quindi la svolta giallo/thriller, persino con puntate sanguinolenti (si veda il ritrovamento del presunto cuore di Lola in una scatola interrata). Gaburro si gioca diverse carte rischiando di stordire troppo lo spettatore, già frastornato dalle misure della Damiani. E' pur vero che la trama ricalca vistosamente Lezioni Maliziose (1981), con Sylvia Kristel (a sua volta tratto da un racconto di Dan Greenburg), tanto da potersi definire quasi una sorta di remake, ma va anche detto che, rispetto alla "leggerezza erotica" del film americano (con punte persino demenziali), Gaburro intorbidisce sensibilmente le acque, sia da un punto di vista sexy che "criminale", riecheggiando in qualche maniera anche altre sue pellicole precedenti come Malombra e Maladonna (già in scia de La Chiave di Brass)

Checché ne pensasse il regista, per ciò che le richiede il ruolo la Damiani non sbaglia una virgola, è notevolmente maliziosa e civettuola, e del resto le basta presentarsi in lingerie per assurgere a livelli di perfezione ellenica e riempire (letteralmente) lo schermo. Le fa da contraltare il sempre affidabile e scafato Gabriele Tinti, qui nel ruolo cinico e perverso del "cattivo" della situazione; mentre Coffey (futuro volto lynchiano), con la sua cofana bionda ed il fisico mingherlino, è una specie di Nino D'Angelo upper class. Piero Pintucci firma delle musiche al limite della sopportabilità, caratterizzate da un motivo centrale in particolare che torna insistentemente ogni qual volta la Damiani sta per mettersi in mostra. A Gaburro va dato atto di aver condito la pellicola con sufficienti dosi di morbosità e tensione, anche se, al contempo, non mancano momenti di noia e passaggi un po' troppo lenti. Il film, comunque interessante (e perlopiù per merito della Damiani), sconta a mio avviso la mancanza di una direzione netta; non è fino in fondo né un erotico né un thriller, rimanendo ambivalente, anche se tutto sommato gradevole. Il fatto poi che Lola sia stato l'ultimo personaggio interpretato dalla Damiani, viste le "potenzialità" della signora, lascia - ahinoi - davvero l'amaro in bocca.

Trailer ufficiale

Galleria Fotografica