Giurato Numero 2

Giurato Numero 2
Giurato Numero 2

Il buon Clint Eastwood prosegue ad oltranza la sua carriera di cineasta, finché non si presenterà il tristo mietitore lui proseguirà imperterrito a raccontare storie e con che mestiere, rigore e garbo! Ad onore del vero pellicole di Eastwood che non valessero la pena di essere viste ancora non mi sono capitate, ed anche questo Giurato Numero 2 non fa eccezione, anche se non la metterei tra le cose meglio riuscite di Eastwood. In controluce si vede la sceneggiatura di La Parola Ai Giurati, capolavoro assoluto di Sidney Lumet del 1957. Eastwood ci attinge a piene mani ricreando le stesse dinamiche e ricalcando anche alcuni personaggi (ad esempio quello di Henry Fonda, di Lee J. Cobb e di Joseph Sweeney, perlomeno quelli che io ho chiaramente identificato), ma naturalmente non si limita a far questo, non sarebbe quel grande autore che è altrimenti. Ci cuce attorno un'altra storia che rende Giurato Numero 2 un film "altro", con una propria autonomia e personalità, pur rimanendo chiaramente riconoscibile la filiazione. Una sorta di versione riveduta e alternativa. Stavolta uno dei giudici popolari è direttamente coinvolto nel caso e questo lo getterà tra mille dubbi etici e morali. Paternità, alcolismo, giustizia, sono tematiche che intersecano la vicenda e scavano nel protagonista interpretato da Nicholas Hoult, dotato di un paio di fanali azzurri che penetrano lo spettatore, sembrano quasi dipinti da quanto è intenso quel blu. Hoult trasmette un senso di fragilità e vulnerabilità enorme, un casting davvero perfetto per il ruolo.

Per la verità non tutti i dialoghi mi sono piaciuti, molti degli scambi che avvengono tra i cittadini giudici sono un po' facili, sommari, rozzi. D'accordo che si tratta di normali cittadini appunto, dunque non si pretendevano dibattiti filosofici, tuttavia qua e là lo stile è davvero troppo brusco e piatto. Anche in La Parola Ai Giurati i "12 uomini arrabbiati" sono persone qualunque, ma il livello è decisamente più alto e stimolante. Sono rimasto molto più colpito dai personaggi della candidata procuratrice interpretata dalla bravissima Toni Collette e dall'avvocato difensore interpretato da Chris Messina. Nel film viene continuamente ripetuto che il sistema americano sarà pure imperfetto ma è il migliore disponibile su piazza e ci si devono aggrappare con totale fiducia e convinzione. Ogni volta che vedo su grande schermo la vita di qualcuno rimessa nelle mani di persone totalmente avulse da ogni competenza giurisprudenziale, in preda ad emozioni, pregiudizi, sussulti intestinali e necessità spicciole di giungere a verdetto il più rapidamente possibile per non perdere l'appuntamento dal parrucchiere o la partita allo stadio, mi vengono i brividi; ma tant'è, lo zio Sam è convintissimo che questo garantisca equità e soprattutto giustizia giusta. Atroce da questo punto di vista il dialogo tra Hoult ed un avvocato amico (Keifer Sutherland) al quale si rivolge per avere consigli. Bellissimo il finale, letteralmente l'ultima scena, per me la cosa più poetica del film. Per come si mette la vicenda Eastwood si era infilato in un vicolo cieco, se avesse optato per un lieto fine (lieto e morale) avrebbe reso Giurato Numero 2 una cosa Disney, levandogli spessore e credibilità; viceversa lo avesse fatto affogare nel cinismo avrebbe comunque lasciato lo spettatore con un tormento interiore. La formula che escogita è perfetta, altissima, direi sublime. Non scorderete quella scena per molto tempo anche a distanza dalla visione di Giurato Numero 2. Eastwood ha giocato sul velluto con questa pellicola, appoggiandosi ad uno dei più bei film mai partoriti dal cinema americano ma riuscendo comunque ad aggiungervi del proprio. La firma di un autore.

Trailer ufficiale

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