Dopo tutto il filone delle liceali, le insegnanti, le soldatesse, le infermiere e le poliziotte, Lino Banfi comincia ad affrancarsi un minimo dalle professioni di queste procaci italiane e attraversa film ad episodi (Sabato, Domenica E Venerdì, Zucchero, Miele E Peperoncino, Ricchi, Ricchissimi... Praticamente In Mutande) e si specializza con Sergio Martino in roboanti e fragorose commedie familiari con mogli, amanti e ricette culinarie (Spaghetti A Mezzanotte, Cornetti Alla Crema), oltre al clamoroso commissario Auricchio di Fracchia La Belva Umana con Villaggio. Nel 1982 arriva la consacrazione con Vieni Avanti Cretino, un film che Luciano Salce gli dedica da protagonista e nel quale Banfi è un autentico mattatore indomabile ed instancabile, in scena dal primo all'ultimo dei 98 minuti previsti. La vicenda dell'ex galeotto e disoccupato Pasquale Baudaffi è incorniciata da un cappello introduttivo ed un congedo finale nei quali Banfi fa la parte di se stesso e chiosa il racconto (un colpo di genio abbastanza originale ed inaspettato). Per il resto assistiamo alle imprese disperate e sfortunate di Baudaffi che si aggrappa al cugino Gaetano (Franco Bracardi), impiegato dell'ufficio di collocamento, perché gli trovi una sistemazione. Una parata di tentativi improbabili che vanno dall'esame di guardiacaccia (con una perfida Annabella Schiavone) al garage nel quale Baudaffi si fa rubare 92 macchine; dal bar di Salvatore Gargiulo (Nello Pazzafini) che se sbagli la comanda te lo mette nel .... al tentativo di piazzare Baudaffi proprio all'ufficio di collocamento assieme a Gaetano, salvo disgustare il direttore (Paolo Paoloni, abbonato ai ruoli dirigenziali, primo mega direttore fantozziano), convinto che Baudaffi sia un "uranista"; quindi ancora il ruolo di gitano ad una festa nobiliare (dove Baudaffi avrebbe dovuto fare semplicemente il cameriere) ed infine la mitica azienda elettronica all'avanguardia nella quale Baudaffi perde la testa come un novello Charlie Chaplin di Tempi Moderni (credo per altro che l'omaggio sia voluto e affatto casuale). Baudaffi infine si sistemerà con una vedova benestante (Luciana Turina) la quale, grata per essersi vista restituire da Pasquale l'amatissimo barboncino Nerone smarrito, decide di premiarlo con tutta se stessa.
Vieni Avanti Cretino è un film fatto sul niente, la sceneggiatura è quasi inconsistente, tutto si regge sulla verve comica di Banfi, debitamente incrociata con degli sparring partner eccezionali, da Reder a Pazzafini, Tomas, Bracardi, lo stesso Salce, per non parlare del generosissimo parterre di regine che gli tiene testa, chi con la propria prorompente fisicità, chi con ottima verve comica (speciale Adriana Russo ed il suo caffè con utopia). C'è spazio anche per una giovane e seriosa Moana Pozzi (è una delle ancelle cibernetiche), prima della deriva pornografica. Vieni Avanti Cretino è un equilibrio sottilissimo, una di quelle pellicole che poteva rivelarsi inconsistente e tediosa, perché appunto priva di reale sostanza scritta, mentre invece si scopre essere un autentico miracolo comico, per merito del suo cast, del suo prim'attore e del sagacissimo Salce alla regia. Le gag sono a mitraglia, si ride a crepapelle per lo stato di forma di Banfi, le sue continue improvvisazioni e le sue invenzioni linguistiche. Si narra, così almeno racconta Banfi, che oggi il film venga utilizzato nelle terapie per le persone affette dal morbo di Parkinson al fine di stimolare i muscoli facciali. Menzione a parte per la scena nella quale Banfi deve reggere la parte a Gaetano, raccontando alla spassosissima Danila Trebbi, moglie gelosa, cosa i due avrebbero fatto assieme la sera prima (coprendo il tradimento di Gaetano). Attrice notevolissima la Trebbi, peccato poco sfruttata nel nostro cinema. Al botteghino Vieni Avanti Cretino incassò oltre tre miliardi di lire dell'epoca (col biglietto a 3.000 lire), costato niente e redditizio in maniera spropositata, il sogno di ogni produttore.



