Skyfall

Skyfall
Skyfall

Bond movie numero 23, film del cinquantenario della serie cinematografica più longeva di sempre (anche se conta almeno 5 ripartenze, senza considerare George Lazenby che vestì i panni dell'agente segreto una sola volta, nel '69 in Al Servizio Segreto Di Sua Maestà). Dirige Sam Mendes, celebratissimo regista del pluripremiato American Beauty. Soldatino della Regina, il solito Daniel Craig, alla sua terza braciola... al suo terzo episodio. Non sono tra gli estimatori della svolta impressa da Craig al personaggio; c'è chi si spella le mani dagli applausi per la rivitalizzazione che Bond avrebbe subito con il suo arrivo, ma basta capirsi su cosa si intende per "Bond movie" e siamo tutti contenti. Sicuramente da quando è arrivato macho man Craig, il vecchio James è diventato più al passo coi tempi, stropicciato, tormentato, decisamente meno ironico, palestratissimo, arrogantello e incattivito. Il tono dei precedenti Casino Royale e Quantum Of Solace era più crudo, cinico ed amaro rispetto alla precedente era Pierce Brosnan (ma anche rispetto agli 007 di Moore e Connery). A mio parere era andata persa quella levità, quella leggerezza, quell'eleganza, quell'ironia del personaggio, maschilista e sbruffone certo, ma non così ottusamente muscolare come da qualche anno a questa parte tocca vedere sul grande schermo.

Dato che un film come Skyfall costa 120 milioni di dollari, è evidente che difficilmente potrà trattarsi di un totale fallimento, vuoi perché la regia viene sempre affidata a fior di professionisti, vuoi perché il team che lavora al film è di prima categoria, vuoi perché musiche, costumi, ambientazioni ed effetti speciali sono curati a livello maniacale. Stavolta pure il plot si fa interessante, leggermente più investigativo e meno dipendente dalla tecnologia pirotecnica che oramai deve connotare ogni moderno film di spionaggio. Un aspetto a mio parere molto interessante di Skyfall è proprio l'arretramento tecnologico operato dagli autori; nell'epoca d'oro dei touch screen, dell'ergonomica e dell'informatica palmare, Bond fa un passo indietro, calandosi in una storia e non in un circuito di microchip. Come sempre si corre sulle montagne russe, passando da un estremo ad un altro, ad esempio dall'abbagliante Shanghai fatta di led fiammeggianti e grattaceli a pannelli luminescenti degni di un Blade Runner, alla primitiva magione scozzese di Skyfall (che dà il titolo al film), la casa del giovane James, una sorta di residenza gotica degna dei romanzi ottocenteschi alla Henry James, Mary Shelley, dove le uniche armi sono fucili da caccia a pallettoni, coltelloni e candelotti di dinamite. Questo cyber "downgrade" contribuisce a mettere più a fuoco storia e personaggi, che risultano meno bidimensionali; anche se il cattivone di turno, un platinato Javier Bardem, è veramente oltre i limiti del fumetto, più adatto a una trasposizione Marvel che ad uno 007 (....ma in fondo, qual è la linea di confine?). Intendiamoci, Bardem è bravissimo, attore consumato e talentuoso, tuttavia il suo Raoul Silva è un insieme di pacchianerie kitsch, dal capello di Raffaella Carrà al vestiario dandy, passando per l'atteggiamento dichiaratamente omosessuale e gli approcci omo rivolti a Bond. E Craig riesce finalmente a realizzare una sua grande ambizione; nella smania di "attualizzare" 007 (come fosse un obbligo), aveva più volte dichiarato che una svolta gay sarebbe stata auspicabile; stavolta ci andiamo molto vicino, tant'è che una sibillina battuta di Bond durante l'interrogatorio bondage sull'isola di Silva, rimette in discussione i gusti sessuali di un playboy consumato come 007....vabbè.

Sul versante Bond girls andiamo maluccio, sono tramontati i tempi delle donne iconiche e delle grandi attrici; in Skyfall abbiamo due mezze tacche, la nera Stella Musy (futura nuova Money Penny) e l'esotica Bérénice Lim Marlohe. Entrambe molto belle per carità, ma il declassamento della categoria è eclatante. A pensarci bene la vera Bond girl del film è forse Judy Dench, M, che ha un ruolo da co-protagonista. Riguardo alle musiche, bella la ripresa dei temi classici di Barry, mentre Adele...beh, il mondo esisteva anche prima della sua Bond song. A conti fatti, Skyfall non mi è nemmeno dispiaciuto, la sua impostazione volutamente retrò cerca di riequilibrare l'ansia modernista che era esplosa nei due precedenti film, rimette al centro Bond e le sue imprese, ed inoltre riporta un po' di umorismo nel personaggio, ultimamente veramente ridotto a caricaturale macchina dispensatrice di morte. Tuttavia, continuo a preferire Connery, Moore e Brosnan a Craig, non solo come physique du role, ma anche come impronta data al marchio Bond.

Trailer ufficiale

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