La Sindrome Di Stendhal

La Sindrome Di Stendhal
La Sindrome Di Stendhal

Dopo Opera, Argento si dedica alle produzioni di Michele Soavi (La Chiesa e La Setta, rispettivamente '89 e '91) di cui è anche co-sceneggiatore, e dirige due lavori "americani (l'episodio in Due Occhi Diabolici e Trauma). Durante il soggiorno oltreoceano legge La Sindrome Di Stendhal di Graziella Magherini, ne rimane affascinato, si documenta ulteriormente (anche e soprattutto ricorrendo a Freud, che già aveva descritto quello che lui chiamava il potere di "incantamento dell'arte") e una volta tornato in Italia avvia la produzione della sua Sindrome Di Stendhal. Per la seconda volta Asia recita come protagonista in un film nel quale il padre e regista (con Argento produttore invece c'erano già stati Demoni 2 e La Chiesa); c'è pure Thomas Kretschmann, il futuro Dracula, conosciuto da Argento sul set de La Regina Margot quando andava a trovare Asia. Inizialmente si era pensato di produrre anche La Sindrome Di Stendhal negli U.S.A. e come prima scelta a livello di cast il nome più gettonato era quello di Bridget Fonda, poi si passò a Daryl Hannah, poi tutta la progettualità americana venne abbandonata in favore dell'Italia e dell'investitura di Asia.

Rispetto ad altre produzioni argentiane, La Sindrome Di Stendhal ha un taglio più "psicologico", sia per l'evidente filiazione da un testo scritto da una psicoanalista (la Magherini collabora attivamente a tutta la parte del film che implica la correlazione tra arte e psicologia), sia per la sceneggiatura che Argento scrive insieme a Ferrini, più attenta alla psicologia della violenza che alla violenza in sé. Nel film c'è fisicamente la presenza di uno psicologo (Paolo Bonacelli), una proiezione della stessa Magherini; il travaglio della protagonista molto deve ad una lettura psicanalitica degli eventi, inoltre l'atmosfera complessiva - cupa, morbosa e malata - si presta perfettamente ad un contesto psicopatololgico nonché clinico. La Magherini a Firenze, presso un ospedale del Centro Storico, si è occupata per anni di disagio mentale, anche studiando casi specifici di "sindromi di Stendhal" nei turisti. E lo stesso Argento raccontava di un suo personale episodio fancuiullesco al cospetto del Partenone, un fortissimo senso di malessere, panico e perdita di identità sorto proprio tra le rovine greche.

D'ora in avanti è tutto uno SPOILER quindi riflettete bene se intendete continuare nella lettura.... Nel primo film nel quale padre e figlia lavorano assieme, mi aveva stupito che Argento non si fosse minimamente peritato di lasciare immediatamente Asia (17enne) a seno nudo al cospetto del pubblico; stavolta Argento va oltre, facendo stuprare Asia per ben due volte (oltre a tutto il resto che le succede). Scene per altro che Asia accusa molto, recitandole col massimo impegno, ma prorompendo in pianti di sfogo immediatamente dopo lo stop delle macchine (almeno così racconta Dario). La Sindrome Di Stendhal è una pellicola disagevole, non che solitamente i film di Argento siano una passeggiata, ma l'elemento più favolistico e soprannaturale di molte sue storie, ancorché orroristico, rendeva in qualche modo la visione meno disturbante. In questo caso invece le violenze sono tutte calate nel mondo reale e, come detto, l'intensità delle zone buie investe soprattutto l'anima dei personaggi piuttosto che occuparsi della spettacolarizzazione delle situazioni. Un'altra atipicità è rappresentata anche dal fatto che, contrariamente ai gialli passati, qui l'assassino è immediatamente dichiarato; ciò a cui assistiamo è la lotta che la protagonista deve compiere contro il suo persecutore ed i danni psicologici che questa caccia continua le causano.

Considerato il taglio concreto e realistico dato al film, il ricorso ad effetti digitali è stato sicuramente coraggioso e all'avanguardia (sostanzialmente il primo film in Italia a farlo) ma anche un'idea assai insidiosa. Siamo nel '96 e la computer grafica di Sergio Stivaletti non ha esattamente gli standard odierni (né quelli coevi di un Terminator 2, per dire), inoltre Argento non ha alle spalle i budget di George Lucas o Steven Spielberg. Due gli esempi eclatanti: 1) le pillole ingoiate da Asia che Argento decide di farci vedere nel loro percorso gastrointestinale; una scelta incomprensibile, puramente estetica e velleitaria, senza alcuna necessità narrativa; 2) il proiettile sparato a bruciapelo al volto di una delle vittime stuprate dal maniaco; la pallottola attraversa la faccia della malcapitata da una guancia all'altra, creando due buchi attraverso i quali poi il carnefice getta l'occhio. Vediamo il proiettile che passa da parte a parte, con tanto di schizzi di carne e sangue. In entrambi i casi l'effetto è gommoso e poco credibile, oltre che, francamente, del tutto inutile ai fini della resa della scena. Va un po' meglio quando si tenta di integrare realtà e digitalizzazione per rendere in qualche modo l'effetto della sindrome stendhaliana, ovvero quadri che prendono vita e si animano (anche in questo caso comunque con qualche riserva).

Per La Sindrome Di Stendhal si riallacciano i rapporti tra Argento e Morricone, che compone una musica palindroma (ovvero leggibile da sinistra verso destra e viceversa, senza che la sequenza di note cambi), derivante da una ballata spagnola del '600. Al di là di questa particolarità, devo dire che il tema sonoro adottato non mi ha fatto un grande effetto, gradevole, adeguato, ma Morricone ha fatto sicuramente di meglio. Il film si situa nella sezione mediana della carriera di Argento, ovvero quando la curva qualitativa era già in fase calante, ma tutto sommato ancora accettabile. E sicuramente si tratta di un lavoro piuttosto creativo, concettualmente elaborato, del tutto privo della sciatteria che invece caratterizzerà alcuni dei titoli successivi. La parte girata a Firenze comunque si concede diverse libertà, visto che, ad esempio, il percorso che Asia compie dal Ponte Vecchio per raggiungere gli Uffizi non ha senso (passa per via Calzaiuoli, come dire, andare avanti per poi tornare indietro), così come l'Albergo Porta Rossa (quello della Titti di Amici Miei) non affaccia manco per niente sull'Arno.

Trailer ufficiale

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