Django Unchained

Django Unchained
Django Unchained

Ah però che "tanta roba" che è Django Unchained! Non mi aspettavo poi troppo, non perché non avessi fiducia in Tarantino (a me l'autore piace, non appartengo alla categoria di recente formazione degli anti - ogni cosa che ha successo genere i suoi anti di riferimento), ma perché mi pareva in fase calante; Inglorious Basterds era un film molto carino, ma non geniale, mentre i due Kill Bill li ho sopportati a malapena, una goduria visiva ma anche tanto manierismo ed un vuoto imbarazzante (il secondo capitolo in particolare). Nel mezzo c'erano le "ospitate" di Sin City e GrindHouse, dei balocchi e poco più. Django insomma si preannunciava come il vero nuovo film di peso di Tarantino, il metro per misurare lo stato di forma dell'imbolsito regista del Tennessee. Apprendo inoltre da Wikipedia che Django Unchained e Bastardi Senza Gloria sarebbero le prime due parti di una ipotetica trilogia "storica", nella quale Tarantino rivisita a modo suo vari periodi della storia moderna. Il capitolo conclusivo dovrebbe essere il film Killer Crow, che narrerebbe le vicende di uno squadrone di soldati di colore impegnato a combattere in Francia nel 1944 e di cui il regista dovrebbe solo ultimare la sceneggiatura.

Chiariamo subito che tutta la polemica sul Tarantino che non ha un'idea che sia sua, che cita continuamente, che preleva scene in blocco da altri film, suoi cult personali, non attacca con me. Non me ne potrebbe fregare di meno, se quello che fa lo fa bene, non mi scandalizzo affatto delle "idee non sue", anche perché condivido lo stesso bacino di riferimento con Tarantino, quindi mi sento a casa. Inoltre mi pare inoppugnabile che il talento ci sia; non vengono riproposte banalmente, senza personalità, delle scene o delle situazioni, ma vengono ricomprese nell'estetica di Tarantino, perfettamente inserite, funzionali, pur se certamente debitrici "dei padri". Al riguardo comunque, rimando all'interessantissimo post di Doc Manhattan, documentato in modo impeccabile (e che evidenzia anche tutte le incongruenze storiche del film, delle quali però credo che Tarantino non abbia volutamente tenuto nessun conto), da integrarsi con la pagina di Wikipedia dedicata al film. Ce n'è per tutti, dai Mandingo Movies agli Spaghetti Western, da Mel Brooks a Kubrick, da Scorsese a Via Col Vento, da Griffith a Lucio Fulci, da Kurosawa alla blaxploitation.

Django Unchained è un film fighetto, come qualsiasi film di Tarantino; accettata questa evidente caratteristica del suo stile, si gode enormemente del potenziale dispiegato. Epica, violenza e comicità fuse inestricabilmente l'una con l'altra. Le violenze sui "negri" sono disturbanti, sequenze forti ed intense, che fanno comprendere più di molti altri film "impegnati" quanto lo schiavismo ed il razzismo nell'America dei campi di cotone siano stati poco meno del Nazionalsocialismo e dei suoi lager. Tarantino fa intuire il rimando più volte; arriva, implicito. Leonardo DiCaprio è un gigante, letteralmente un gigante, il suo Calvin Candie ruba la scena a tutti nella parte ambientata a Candieland. Cristoph Waltz, con la sua recitazione stralunata e inconfondibile, conferma ogni buona impressione sul suo conto. Jamie Foxx lo adoro dai tempi di Collateral; qui fa il duro senza paura (e dopo quello che ha subito da parte dei negrieri può esistere solo la voglia di riscatto e la sete di vendetta), ogni sua frase è un assioma scolpito nel marmo. Inizialmente per il suo ruolo era stato contattato Will Smith. Samuel L. Jackson lo riconosci dopo un po' (se non sai che è parte del cast), ed il suo ruolo è assai delicato, mi immagino il povero Jackson costretto a dire quello che dice, un po' come prendere Margherita Buy e farle fare Emanuelle con Joe D'Amato. Tarantino poi acchiappa un'infornata di facce "del Sud" e le distribuisce a fare gli scagnozzi, gli sceriffi, i cowboy e i banditi tra il Texas e il Mississipi. Tra questi ci sono molti volti noti come Luke Duke di Hazzard, Don Johnson, Tom Savini, e ovviamente Franco Nero. Gustosissimo il suo colloquio al bancone con Jamie Foxx ("Come ti chiami? E lo sai come si scrive?")

Colonna sonora altrettanto citazionista (Città Violenta, I Crudeli, Lo Chiamavano King, Gli Avvoltoi Hanno Fame, I Lupi Attaccano In Branco, I Giorni Dell'Ira, Lo Chiamavano Trinità..., Sotto Tiro, Battle Royale), che ci mette dentro tutto, dal classico sapore red neck, a Morricone, agli spaghetti western, al tema originale di Django di Corbucci, a Elisa (??!), al rap. Capisco che l'associazione "Django di colore = musica rap" fosse facile, ovvia e prevedibile, ma proprio per questo mi sarei forse aspettato da Tarantino che la evitasse, anche perché - parere personale - con i paesaggi di frontiera del West ci sta come la Nutella sugli gnocchi al gorgonzola. Ok, non perdete tempo a riesumare titoli come Posse (1993) di Mario Van Peebles o Wild Wild West (1999) con Will Smith, frega zero, del rap ne avrei fatto a meno. Stop.

Mi piace citare la resa dei conti a Candieland, minuti di azione e piombo ai massimi livelli. Riguardo alla scena che percula il Ku Klux Klan, quella dei cappucci con i buchi per gli occhi troppo piccoli, l'ho trovata buffa ma non divertentissima, troppo macchiettistica e tirata per le lunghe. Più importante per ciò che significa, che per la sua reale valenza comica. Come detto in precedenza invece, le sequenze che trattano le violenze e le umiliazioni inferte agli schiavi sono di una estrema severità e crudeltà (purtroppo realistica). Splendidi gli scorci fotografici che di tanto in tanto Tarantino infila dentro, le montagne innevate, i tramonti, le grandi pianure.

Trailer ufficiale

Galleria Fotografica