Anora

Anora
Anora

Sean Baker è un regista del New Jersey che ama il cinema indipendente, alternativo e d'autore. Anora è il film che lo ha catapultato nel gotha dei nomi che contano dopo già diverse pellicole alle spalle, sette per la precisione, a partire dal 2000. Si è aggiudicato la palma d'oro a Cannes (con 10 minuti di applausi a scena aperta) e la statuetta più ambita d'America 2025, lui come regista e Anora come miglior pellicola, oltre a sceneggiatura originale e montaggio, e con lui Mikey Madison ha conquistato quella come miglior protagonista femminile. Un tripudio, considerando che tutto sommato questa produzione poggiava su nomi non di esordienti ma nemmeno di attori di lungo corso. A suo modo Anora è stato un film divisivo, sia per la tematica trattata, per lo stile abbastanza esplicito e diretto pur venato di poesia e sentimentalismo, sia perché in molti non lo hanno ritenuto un tale capolavoro da meritare tutto il clamore suscitato e l'alloro assegnatogli. Devo dire che la mia posizione si colloca abbastanza a metà tra i due estremi. Anora è un buon film ma è anche un prodotto visibilmente furbo e ruffiano. La storia è quella della giovane Ani (Mikey Madison), performer in un locale di performer che alla bisogna diventano anche escort. Lei sbarca il lunario così, vive in una casa che condivide con altri coinquilini appena sotto i binari della metro sopraelevata che fa rumore e si mangia la luce della finestra ogni volta che passa. Ani vive alla giornata e si struscia a chi si deve strusciare per soldi, finché non incappa in Vanja Zacharov (Mark Eydelshteyn), un ragazzo russo dalle disponibilità economiche infinite, molto vitale ed estroverso. Ani diventa la sua compagnia fissa, entra nel suo mondo di lusso sfrenato e senza confini, villa multimilionaria, guardie del corpo, droga, alcol, divertimento, aerei personali, musica, club e libertà 24h, il paese delle meraviglie, spesso oltre i limiti della legalità, tutto e subito, come fanno i bambini capricciosi. A Vania piace il sesso e piace Ani, ad Ani piace tutto ciò che Vanja rappresenta. I due finiscono davanti ad un officiante in una cappella di Las Vegas e diventano marito e moglie. Da lì in poi il film cambia. Gioia, divertimento e sesso ininterrotto si trasformano in un incubo. La famiglia di Vanja disapprova che il proprio ragazzo viziato abbia commesso un'altra imprudenza dettata dalla sua solita superficialità, disonorando il nome dei Zacharov in patria. Accorrono a New York per far annullare il matrimonio ed in questa occasione Ani ragazza scoprirà come il suo sogno ad occhi aperti non potesse che svanire, dissolversi. Ha fatto parte di un mondo che non le apparteneva per una manciata di giorni ma adesso è ora di svegliarsi e tornare nella grigia realtà di sempre.

Anora è stato presentato come una sorta di rilettura di Pretty Woman 2.0 ma questo è vero fino ad un certo punto, poiché tutto ciò che tiene insieme i due film sono una prostituta e i soldi. Sean Baker gioca un po' sporco perché nella prima metà ci fa vivere la storia attraverso gli occhi della protagonista, una underdog abituata a mercificare tutto, anche il proprio corpo, che poco a poco cade preda dell'incantesimo di Vanja, illudendosi che stavolta i soldi non centrino e che il principe azzurro sia arrivato anche per lei, finalmente. Per lo spettatore in verità è tutto alquanto prevedibile, ciò che accade ai due non potrà che concludersi come infatti Baker ha previsto che si concluderà. L'unica a non saperlo, a non prevederlo, sembra essere inspiegabilmente Anora, che di mestiere fa la prostituta e la ballerina in un locale sexy, non la piccola fiammiferaia. Nella seconda metà la pellicola prende due strade parallele, su un binario distrugge il sogno di Anora, novella Cenerentola disillusa, sull'altro - un po' per indorare la pillola - sceglie di soffermarsi spesso e volentieri su tonalità grottesche, quasi comiche. A tratti pare di essere piombati in un film di Tarantino, con lunghe sequenze nelle quali succedono cose eccentriche, demenziali, buffe, i personaggi fanno l'opposto di ciò che ci si aspetta (gli sgherri che si fanno picchiare da una ragazza, si feriscono continuamente e si rivelano dei pessimi segugi) e i dialoghi assumono di conseguenza sfumature bizzarre, ridicole, caricaturali. Ad un certo punto si deve parteggiare per Anora, maltrattata, abusata e umiliata da oligarchi russi onnipotenti, strafottenti e cinici; ok, ma francamente è irreale che la ragazza si sia infilata in una simile situazione con il candore di una liceale alla prima cotta, anche perché nei primi 45 minuti di film Ani è più nuda che vestita e dimostra di essere piuttosto scafata.

Il piccolo plotone scalmanato di ragazzi tutto edonismo, sesso, droga e musica da club, è francamente irritante, un branco di mocciosi viziati e incapaci di mettersi alle spalle una giornata senza sfondarsi di sostante psicotrope ed ogni genere di bevanda alcolica. Vanja gioca soldi al casinò come fossero noccioline, li perde e non ne ha la minima cura. Con una giornata di Vanja probabilmente si risanerebbe il prodotto interno lordo del Sudan o del Burkina Faso, e Ani è parte di tutto questo; quando poi si trasforma in un canino bastonato e lo spettatore sente salire una sorta di senso di colpa subliminale perché magari non parteggia con la benda sugli occhi per la sua causa di donna ed essere umano usato e gettato via come uno straccio, c'è un corto circuito che crea ambiguità e fastidio. Prima Baker ci compra con gli stessi strumenti di Vanja, lusso e sesso a volontà, poi tutto questo sparisce e Pretty Woman diventa Erin Brokovich.

Da un punto di vista tecnico-realizzativo Anora è un film eccellente, ottima fotografia, luci, montaggio, attori di qualità, tutto gira correttamente e con grande professionalità. Quello che personalmente non ho apprezzato è il ricatto morale che Anora implica durante la visione, che Baker cerca in parte di riscattare con la sottotrama che coinvolge Ani e il "gopnik" - il corrispettivo del "white trash" americano - Igor (Yura Borisov), altro personaggio ai limiti del fiabesco. L'ultima scena è forse la più emblematica in tal senso, continua il ricatto emotivo che non molla lo spettatore fino all'ultimo fotogramma. Il film si apre sul sesso e si chiude sul sesso, ma siamo agli antipodi, non solo formali (l'inizio e la fine, la prima scena è fatta di corpi nudi, l'ultima di corpi vestiti; nella prima c'è gioia recitata, nella seconda c'è dolore vero) ma anche sostanziali. Al dunque Anora mi è piaciuto, forse non è esattamente ciò che io intendo per film da Oscar ma Mikey Madison è un'attrice superlativa e si è meritata la sua statuetta, così come Baker è un ottimo regista. A mio avviso il film manca di sincerità e spontaneità, ma questo non lo rende un prodotto mediocre, anzi tutt'altro, significa saper maneggiare gli attrezzi del proprio mestiere.

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