In occasione del quarantennale del film di Carlo Vanzina, la pellicola è stata proiettata nei cinema estivi italiani, una sola data, un solo spettacolo, nel mio caso alle 21:30 di un lunedì agostano. Ed eccomi in sala, una sala deserta, per riassaporare i sapori della cosiddetta Milano da bere del 1985 e del giallo all'italiana condito da una spruzzata di fashion e di glamour, secondo la lezione della Factory Vanzina's. E' stato un vero piacere, direi di più, un godimento, perché rivedere su grande schermo ciò che si è sempre e solo potuto fruire sul piccolo dà una soddisfazione immensa, soprattutto se si tratta di gioielli e/o piccoli (o grandi) cult come Sotto Il Vestito Niente. Rispetto al mio dvd Medusa, la luminosità del cinema era enormemente migliore, anche se la nitidezza delle immagini non sempre lo era altrettanto. Ma si tratta di dettagli al confronto della gioia di poter guardare in dimensioni così imponenti e prorompenti le varie Renée Simonsen, Nicola Perring, Maria McDonald, Catherine Noyes, Sonia Raule, Zaira Zoccheddu e persino una giovane e sbarazzina Anna Galiena.
Nel 1985 Dario Argento era già arrivato a Phenomena, la sua influenza si vede tutta sui fotogrammi dei Vanzina, a cominciare forse da quello più iconico e smaccatamente debitore del padre dell'horror italiano, le forbici in primo piano impugnate dall'assassino con guanti di pelle nera e visione dello spettatore in soggettiva, praticamente una firma. Anche se i Vanzina diranno di essersi ispirati piuttosto a Vestito Per Uccidere di De Palma, il quale a sua volta da chi traeva ispirazione se non da Argento? Ma potrei citare altro, come il set fotografico nel teatro (ovvero l'incipit di Profondo Rosso). Più in generale, omaggi e citazioni si sprecano, da Hitchcock (sempre filtrato da De Palma) con Psycho - i due gemelli Crane come Marion e Lila - o La Finestra Sul Cortile, quando ad esempio l'aitante Tom Schanley vede dalla finestra una sensuale Zaira Zoccheddu, Miss Italia 1974, che si masturba in un tripudio di lingerie e pizzo (anche qui si passa attraverso l'intorbidimento di Hitchcock operato da De Palma), a Kubrick, con fogli e foglietti vergati ossessivamente dall'assassino e lasciati in bella mostra sul tavolo, con le ambientazioni iniziali tra le montagne del Wyoming idealmente affini a quelle del Montana di Shining, (ma Vanzina intendeva esternare tutto il suo amore per il western, "genere dei generi", e per John Ford, regista dei registi), e persino con l'accorata telefonata di Schanley all'Hotel Scala di Milano nel tentativo di avvertire la sorella gemella di un pericolo imminente, come cerca di fare Dick Halloran con Wendy, sempre attraverso un centralino. Catherine Noyes poi assomiglia tantissimo a Daria Nicolodi, pare quasi messa lì apposta. C'è spazio anche per dei rimandi a Il Cacciatore di Cimino, ancora a Psycho e a Zabriskie Point, tutti e tre importantissimi e sui quali soprassiedo per evitare spoiler.
Oltre al fascino, 40 anni dopo Sotto Il Vestito Niente conserva intatte pure tutte le sue ingenuità e leggerezze, date in parte dalla fisiologia del modo di fare cinema dei Vanzina, in parte dal trascorrere degli anni che relega quegli '80 in un preciso momento dello spaziotempo, una polaroid di un mondo che non esiste più, perlomeno non in quella forma. La sostanza invece si perpetua, belle donne, il sesso come moneta di scambio, droga, corruzione, violenza, apparenza, senso di impunità dell'alta borghesia, sono tutti strumenti ancora oggi decisamente vigenti. La stra-abusata formula linguistica della "Milano da bere" è paradigmaticamente riassunta in questi 88 minuti. La lingerie abbonda, così come il make-up, gli accessori delle modelle, il product placement (da Chesterfield a Moschino), l'erotismo talvolta un po' gratuito ma tutto sommato assolutamente adeguato al racconto. C'è persino una citazione di Quando La Moglie È In Vacanza con lo sbuffo d'aria che attraverso una grata alza il vestito di Marilyn, qui si tratta della Noyes (o meglio della sua controfigura), il vestito è blu e per altro poco prima la bellissima attrice era uscita da casa senza poter indossare le mutande, strappate dal suo focoso amante Paolo Tomei.
Ci sono i primi fast food arrivati in Italia (Wendy's), addirittura con gli spaghetti, e c'è l'immancabile momento fitness con palestre e tutine colorate. In una notte insonne il protagonista passa in rassegna in tv molti dei nostri guilty pleasures dell'epoca, da Magnum P.I. alle telecronache della boxe di Rino Tommasi. Non manca qualche dialogo un po' puerile e facilone, come quello tra Donald Pleasance e Tom Schanley in merito ai poteri empatici extrasensoriali che avrebbero i fratelli gemelli, ed in particolare le scene di Schanley che si contorce perché rivive in transfert ciò che accade alla sorella. Forse il tutto si poteva rappresentare narrativamentein modo meno grossolano e con qualche sottigliezza in più, ma non sarebbero stati i Vanzina, schietti e diretti nella loro idea di cinema. C'è del feticismo, ad esempio quando Mimmo Sepe annusa e ruba le mutandine di una modella, mutandine che tornano continuamente nel film, le maneggia Schanley, se le vede strappare la Noyes, con conseguente primo piano dei suoi genitali sotto le lenzuola. Pleasence dal canto duo si diverte a gigioneggiare un po', come spesso gli è capitato di fare quando si è trovato dentro pellicole italiane di genere.
Il soggetto del film viene tratto dal romanzo omonimo di Marco Parma (alias Paolo Petroni), che tuttavia i Vanzina reputavano orrendo, e che perlomeno Enrico confesserà di non aver neppure mai letto. Franco Ferrini lo rielabora e ne trae una sceneggiatura, in gran parte debitoria di De Palma. L'idea del progetto venne inizialmente al produttore Achille Manzotti che pensò a Antonioni come regista; al suo rifiuto lo script venne dirottato su Vanzina (una coerenza produttiva notevole...), i quali con Mystere aveva già dato prova di poter e saper maneggiare una storia del genere, molto contemporanea. C'era comunque una base di cronaca vera sotto, legata all'omicidio del playboy Francesco D'Alessio - per altro amico dei Vanzina - da parte della modella americana Terry Broome, vittima di abusi e stalking. Il pubblico premiò Sotto Il Vestito Niente, la critica lo distrusse, il mondo della moda lo scansò temendo che droga, omicidi, carrierismo ed edonismo facile potessero gettare una luce negativa su quell'ambiente (notoriamente immacolato), eccezion fatta per Moschino, che invece accettò di organizzare una sfilata appositamente per il film. Ottima la colonna sonora curata da Pino Donaggio, scelto appositamente in quanto già autore delle musiche di Omicidio A Luci Rosse. Fu lo stesso Donaggio a consigliare di lasciare la scena col trapano, sulla quale i Vanzina avevano espresso qualche remora vista la concomitante uscita al cinema di Omicidio A Luci Rosse. A proposito della citata parentesi osé che vede coinvolta la Zoccheddu, pare che fu Manzotti ad insistere per averla e anche piuttosto spinta, mentre i Vanzina ne avrebbero fatto volentieri a meno (ritenendola una "cafonata"), al punto che sembra sia stato proprio lo stesso produttore materialmente a girarla; così come i copiosi fiotti di sangue a seguito delle sforbiciate non piacevano affatto a Carlo che li riteneva poco eleganti, ma ahimè necessari all'estetica thriller degli anni '80, che richiedeva una grafica della violenza piuttosto esibita.



