L’Impiegato

L’Impiegato
L’Impiegato

Primo film di Manfredi da protagonista, affiancato da Eleonora Rossi Drago come partner femminile e da una pletora di ottimi caratteristi, oltre a Anna Maria Ferrero, la bionda che se la gioca con la mora Rossi Drago per spartirsi le attenzioni dell'impiegato Nando Guida. La vita del ciociaro Guida è grama, lavora ai Beni Immobiliari, con l'incubo di un ispettore in arrivo da Milano a rimettere in riga l'ufficio, forse ci saranno anche dei licenziamenti. E Nando nottetempo si lascia andare a sogni gloriosi nei quali è un milionario, scrittore e avventuriero, amato da Joan aka Giovanna (Anna Maria Ferrero), pupa del gangster McNelly che spara a tutti senza pietà. Progressivamente il piano della realtà e quello onirico si sovrappongono nella vita di Nando e l'ispettore, che poi è la rigidissima, severissima ed inflessibile ispettrice Jacobetti, entra nei sogni dell'impiegato smascherandolo come un impostore nulla facente e buono a niente. Nando medita la vendetta, anche perché Joan minaccia di lasciarlo per un altro sognatore se lui non le dimostrerà il suo amore uccidendo la Jacobetti. Nando elabora un piano ma poi sul più bello... - SPOILER: si rende conto di essere innamorato della Jacobetti e anziché strangolarla passionalmente con una calza di nylon, la bacia. E' solo un sogno e l'indomani Nando ritroverà l'ispettrice e la serata sembrerà prendere la stessa piega del sogno, anche se si risolverà diversamente. Nando ubriaco tenterà un approccio con la donna la quale offesa lo caccerà di casa. Anziché licenziare gli impiegati la Jacobetti darà le dimissioni e se ne tornerà a Milano dal marito trascurato. Nando oramai solo, senza Joan e senza Jacobetti, ma avendo conservato il posto di lavoro, riprenderà a sognare, però stavolta la protagonista femminile delle sue notti sarà proprio la Jacobetti (trasfigurata da Marilyn).

L'Impiegato è film delizioso, che va oltre il semplice stampo da commedia carina e divertente. Manfredi è superlativo nel suo ruolo leggero e scanzonato, con momenti davvero surreali. La Jacobetti è un personaggio complesso, detestata tanto dai sottoposti quanto dai suoi pari grado per l'eccessiva intransigenza; la donna in realtà ha una sua sofferenza interiore che la spinge a vestirsi di questa armatura fatta di spigoli e filo spinato. Nando lo intuisce e nel suo modo maldestro cerca di sedurla, ma non possiede in alcun modo quell'arte e rovina tutto. Sin dall'inizio ne è soggiogato, all'interno di un intricato rapporto ai limiti del sadomasochismo, che si gioca nei ruoli di vittima e carnefice. I colleghi di Nando sono macchiette statali. In particolare Franco Giacobini è quello più insulso, monarchico, nostalgico del ventennio, vive solo di tic. Assai più sottile Gianrico Tedeschi, il direttore, o Andrea Checchi vedovo con prole a carico che insidia la sorella ultra quarantenne di Manfredi (interpretata da Anna Campori), più che altro per garantirsi vitto e alloggio. Manfredi balla sulle punte della poesia e della leggerezza, i suoi dialoghi con Romoletto, il gatto bianco che dorme con lui (o meglio, su di lui) sono fenomenali. L'incipit del film che ci scaraventa nel bel mezzo di un sogno del Nando viveur è impagabile. E gradevole anche il finale, che non è esattamente un lieto fine, quanto una situazione "aggiustata" alla bene e meglio.

Indimenticabile la scena del delitto che Nando si appresta a consumare ai danni della Jacobetti. E' la donna stessa a guidare l'impiegato a instradarlo nel migliore dei modi. Poi quando la Rossi Drago si presenta in intimo, tanto Nando quanto lo spettatore si arrendono al cospetto della sua sensualità. Prendiamo atto che la Jacobetti è bellissima. Notevoli alcune battute che Manfredi dispensa qua e là, il celebre "afangala" - che poi ripeterà in Riusciranno I Nostri Eroi A Ritrovare l'Amico Misteriosamente Scomparso In Africa? nel 1968 - quando dice a Checchi che la Jacobetti gli ha dato due in pagella durante l'ispezione, la lettera di sfratto "amichevole" che detta sempre a Checchi, o quando in risposta al proverbiale "solo a porco pigro non cade pera" proferito dalla Jacobetti, risponde bofonchiando "a donna matta ce vo' la ciavatta". Sceneggiatura e soggetto coinvolgono anche Elio Petri. Produce Tonino Cervi (e Alessandro Jacovoni), mentre nel film  il figlio Gino Cervi interpreta se stesso che a teatro inscena il Re Lear.

Trailer ufficiale

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