Tesoromio

Tesoromio
Tesoromio

Giulio Paradisi forse non è conosciutissimo, ma è un autore decisamente particolare; aiuto registi di Fellini in 8 E 1/2, tra gli altri ha girato film assai particolari come l'horror esoterico Stridulum (1978) e Spaghetti House (1982), sua ultima regia, stupendo film con Manfredi. Tesoromio (ispirato alla pièce Chérie Noire di François Campaux) lo girò proprio nel mezzo tra questi due (1979). Altra pellicola sui generis, apparentemente una commedia, dai forti risvolti sentimentali e con un taglio decisamente peculiare. Una lettura più superficiale ci fa assistere alla vicenda di uno spiantato autore teatrale (Johnny Dorelli), con la moglie (Sandra Milo), attrice cagna e prima interprete di tutte le sue disastrose commedie (che contribuisce a rendere ancora più disastrose), che se la intende con il suo impresario nonché migliore amico (Enrico Maria Salerno). Al culmine del disastro, in casa di Dorelli piomba una colf, dall'improbabile nome Tesoromio Houaua (Zeudi Araya), bellissima, estremamente servizievole e assai saggia. Dal momento in cui Tesoromio prende in mano le redini della casa tutto comincia a girare per il verso giusto, i debiti vengono saldati, Dorelli scopre la tresca della Milo con Salerno, ed infine produce una commedia finalmente osannata da pubblico e critica, e contestualmente scoppia il grande amore tra lui e la Araya.

Detta così pare una storiella facile facile e anche un po' banale; tuttavia Paradisi dà una chiave fiabesca e "fantastica" a tutto il contesto. A ben guardare Tesoromio sbuca fuori proprio dal nulla, si presenta come inviata da una improbabile agenzia (dato che la precedente servitù di casa si era licenziata per "disprezzo" verso il talento artistico di Dorelli), e, con lo scorrere dei fotogrammi, assume molteplici identità. - SPOILER: scopriamo dapprima che è molto ricca, dato che possiede diamanti all'infinito. Pietre preziose che le sarebbero inviate da suo padre per posta aerea, direttamente dall'India (la Araya è etiope, ma tant'è....), e suo padre sarebbe in possesso di una simile fortuna semplicemente perché, durante delle passeggiate di montagna, rinverrebbe diamanti a iosa. Emergono poi svariati talenti della Araya, ad esempio quello di predire gli accadimenti (avverte l'arrivo di una telefonata sempre qualche secondo prima) e di indirizzare all'ottimismo e ad un'indole positiva e costruttiva il sempre depresso Dorelli. La Araya prende la vita con la giusta filosofia, ride delle negatività, è generosa, altruista, stimola la parte migliore del prossimo. E' pure un'ottima dattilografa, ed anche una dotata narratrice, poiché contribuisce al finale dell'opera di successo di Dorelli. Inoltre, nel concitato finale, scopriamo che è in realtà una principessa figlia di un sultano, dunque ricchissima, e che possiede anche arti stregonesche (che evidentemente ha usato per indirizzare tutti gli eventi accaduti sin lì). Tutto ciò si verifica in nome dell'amore disinteressato che la Araya prova sin dal primo momento per Dorelli, un uomo buono e verso il quale ha un istinto protettivo ai limiti della maternità. Appare curioso fin dall'inizio il suo rapporto di empatia con Dorelli, poiché quando si presenta alla villa, dice di essere venuta appositamente dall'India con un aereo per lavorare in quella casa. Una sorta di predestinazione.

Paradisi insomma aggiunge un elemento magico e favolistico alla trama sentimentale del film, che si chiude con una didascalia che recita quanto non esista nulla di più reale dell'immaginazione, quasi a voler intendere che tutto ciò che accade a Dorelli - che ricordiamo, è uno scrittore - potrebbe addirittura essere un totale parto della sua fantasia; forse la Araya non è in realtà mai esistita, si è trattato di un personaggio immaginario, una catarsi di Dorelli per fuggire da una realtà grigia e avvilente. Per questo motivo il personaggio della Araya è tratteggiato con molta delicatezza, una donna avvolta nella suggestione e nell'incanto, candida, diretta, leale, ma al contempo estremamente seducente. Dorelli è un uomo un po' infantile, puro e tenero ma anche con poco nerbo, insicuro di tutto, bisognoso proprio di una guida che gli infonda fiducia. Il contorno è fatto da una Sandra Milo stupidella e un po' molesta (ancora in forma e belloccia), da un Salerno viscido e opportunista (il suo ruolo è quello di un avvocato che sfrutta e favorisce gli insuccessi di Dorelli per evadere le tasse, secondo un complicato sistema di detrazioni fiscali, oltre a frequentarne la moglie per meri motivi di letto), e da un Renato Pozzetto in stato di grazia, che interpreta un arrogante ufficiale giudiziario, innamorato della Milo, e sempre mal disposto, sarcastico e punitivo nei confronti di Dorelli.

La prima parte del film, la presentazione dei personaggi e della situazione, punta più sull'aspetto comico, e qualche buona battuta arriva; dalla comparsa della Araya in poi, il film prende una piega decisamente sentimentale, a tratti anche stucchevole, anche se stemperata dalla componente fiabesca della vicenda un po' strampalata. Sebbene interessante ed originale, non mi sentirei di dire che Tesoromio sia un film completamente riuscito, lo stesso Dorelli gira un po' a vuoto, la Milo mi pare ridotta a macchietta, e l'angelicità della Araya è troppo calcata. Non c'è la minima punta di cattiveria, Paradisi pare proprio non volerne sentire nemmeno parlare, e questo, al dunque, rende il film languido e melenso oltre il dovuto. Il pepe ce lo mette soprattutto Pozzetto, la cosa più divertente di tutto il film, lui si particolarmente "avvelenato".

Due le scene nelle quali Paradisi, magari addirittura controvoglia, ci fa vedere le grazie della Araya (fatina quanto si vuole, ma anche un sex symbol di quegli anni): quando durante un pranzo in giardino la Araya rimane in topless, e quando la Araya, annaffiando le piante durante una calda giornata assolata, rimane tutta bagnata. Nel primo caso la situazione è abbastanza gustosa: la Araya veste un pezzetto di stoffa gialla già molto minimale di per sé, che le copre appena il seno. La Milo, ingelosita, le chiede di toglierselo (intendendo di andare a cambiarsi), ma la "semplice" e genuina Araya, priva di malizia, obbedisce all'ordine e si spoglia seduta stante, rimanendo a seno scoperto. Dorelli gradisce, la Milo per ripicca fa per spogliarsi anche lei, ma Dorelli interviene impedendole di mettersi in competizione con la Araya: "...ma sei pazza, le hai viste?", dice riferendosi alle tette della Araya, come a intendere che la Milo non sarebbe all'altezza (ma in effetti, per quanto il seno della Araya fosse armonioso e grazioso, la Milo avrebbe avuto senz'altro la meglio....). Nel secondo caso la scena stona di più perché parrebbe più adeguata ad una sexy commedia pecoreccia con la Guida o Carmen Russo che ad un film elegante e misurato come quello di Paradisi; nonostante ciò, le vesti bagnate della Araya lasciano intravedere ampiamente il seno d'ebano.

Terribile la canzone principale del film, una nenia cantata in inglese ma che nel ritornello ripete il nome Tesoromio con l'accento anglofono, creando un fastidioso effetto di ridicolo involontario (pare Mamy di Via Col Vento che canta). Da segnalare anche l'apporto dei caratteristi Vincenzo Crocitti (un principino scemo) e Angelo Pellegrino (il carabiniere che ferma la Araya all'aeroporto), ed una splendida fotografia.

Trailer ufficiale

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