L’Altro Inferno

L’Altro Inferno
L’Altro Inferno

Bruno Mattei sotto pseudonimo e Claudio Fragasso firmano la sceneggiatura di questo orrido horror, la cui regia però sarebbe da addebitare al solo Mattei. Nel 1980 aveva girato La Vera Storia Della Monaca Di Monza con Zora Kerova, pure lì il film gli era capitato tra le mani, per sua stessa ammissione "non gli passava neanche per l'anticamera del cervello" di darsi alla nunsploitation inaugurata da Eriprando Visconti (La Monaca Di Monza) e Borowczyk (Interno Di Un Convento), ma i fratelli Simonetti, inventori del decamerotico, gli consegnarono le chiavi del film. Lo scrisse con Fragasso, fu l'inizio della loro collaborazione. Come spesso accade, per ottimizzare costi, location, costumi e attori, venne l'idea di girare contemporaneamente questo L'Altro Inferno, tant'è che Franco Garofalo racconta che ne veniva girato uno al mattino e l'altro al pomeriggio. La Stoppi, la Montenero, la Picozzi, Felleghy e lo stesso Garofalo partecipano ad entrambi. Il titolo invece, come è sin troppo facile intuire fa riferimento a Inferno di Dario Argento, uscito nelle sale l'anno prima. Poi c'è il manifesto del film a immagine e somiglianza di quello (iconico) di Argento, poi ci sono i Goblin a curarne le musiche e poi fondamentalmente non c'è altro che leghi i due film tematicamente, fatto salvo il blando riferimento ad un laboratorio alchemico che nel film di Mattei si cela sotto le segrete di un convento di suore e che è l'alcova del diavolo che trama con monache non proprio di fede saldissima.

Una dopo l'altra delle suorine muoiono in un convento, morti atroci, classificate sempre come suicidi, a partire dalla prima madre superiora. Vengono inviati due preti ad indagare, il primo quasi ci lascia le penne (Andrea Aureli), il secondo idem (Carlo De Mejo), e mentre lui indaga il primo muore bruciato. Padre Valerio è giovane e crede che molte pseudoscienze paranormali andrebbero lette con la lente della scienza anziché della religione, con un approccio più pragmatico va al convento e avverte subito l'ostilità della madre superiora (Franca Stoppi). - SPOILER: Proseguendo le sue ricerche appura che tempo addietro fu commesso un orribile crimine, proprio la superiora dette alla luce una figlia la cui paternità tuttavia venne attribuita al diavolo in persona. La bimba venne gettata in un pentolone di acqua bollente dalla badessa di allora e sfigurata. Da quel giorno la superiora custodisce il segreto e nasconde nel convento la figlia Elisa (Francesca Carmeno), divenuta adulta. Elisa è dotata di poteri speciali, derivanti dal suo sangue diabolico ed uccide per volere della madre chiunque si frapponga tra le due (come fece a suo tempo con la badessa), ma la sua indole in realtà è buona e si innamora di padre Valerio. Accecata dalla gelosia, la superiora accoltella a morte Francesca (e cerca di uccidere anche Valerio) ma questa prima di morire riesce a resuscitare tutti i morti seppelliti nella cripta del convento e far strangolare la madre.

L'Altro Inferno è maldestro, è un film che non nasce da un'ispirazione ma da una necessità, far quadrare i conti e scimmiottare Argento. In realtà deve più al filone conventuale che a Darione, e si limita a sostituire l'erotismo morboso con l'horror morboso. La sceneggiatura ha dei momenti morti quelli si, paurosi per davvero. La recitazione è sempre invasata. Ora, d'accordo che siamo in mezzo agli invasati, ma così alla lettera diventa un parossisimo. Le espressioni facciali della Stoppa, di De Mejo, di Aureli sono spesso a metà strada tra il terrore e la comicità. Tutto ha un sapore piuttosto trash, poveristico e dimesso, dove non sommario e sgangherato (l'antro alchemico sotto il convento?). I momenti gore sono un tanto al kg, come le interiora che la Montenero estrae dalla povera Crista sdraiata e vivisezionata. L'improvvisa coltellata al pube, i dialoghi declamatori a favore di telecamera (sono da cinema di serie C e anche D più che Bis), ci sono sciatterie di vario tipo; come la suora con gli stivali con i tacchi a stiletto (l'ultima della fila che sale le scale durante la processione di Andrea Aureli per purificare il convento) che pare un avanzo di un film hard di Salieri con le suore. Persino la musica dei Goblin pare usata a caso nel film e non riesce a nobilitarlo in alcun modo. Io mi sono annoiato, credo che questo sia un film semplicemente brutto, senza nulla togliere ai fautori del cinema di genere che sono riusciti ad appassionarsi anche a questa pellicola di pura exploitation. Si narra che il film sia stato girato nel convento di Santa Priscilla a Roma, formalmente di proprietà della Fiat ed oggi di proprietà dei Servizi Segreti.

Trailer ufficiale

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