La Ragazza Nella Nebbia

La Ragazza Nella Nebbia
La Ragazza Nella Nebbia

"Dal bestseller internazionale" di Donato Carrisi il film di Donato Carrisi, il suo primo film, al quale seguirà L'Uomo Del Labirinto nel 2019, sempre tratto da un suo libro. Ho sempre avuto un po' di sospetto per i non professionisti che, dal niente, si cimentano nella regia di un film. Quello del regista è un mestiere, non un hobby, richiede una enorme professionalità, una visione d'insieme che si riverbera in mille aspetti tecnici ed artistici, oltre che richiedere un certo approccio caratteriale alla "direzione d'orchestra". Carrisi non è il primo scrittore a farlo (mi viene in mente il fu Bevilacqua), per non parlare dei tanti attori che da zero traslocano dietro la macchina da presa (un vero leit motiv fra i toscani ad esempio, Panariello, Pieraccioni, Ceccherini, Benigni stesso, etc.). Oggi non ce lo ricordiamo più ma un tempo erano "solo" attori. Come avviene il salto di qualità? Nella maggior parte delle volte con un team di tecnici veri che si mette al servizio delle idee del "regista" e cerca di tradurle in celluloide. Poi sulle locandine vedete Tizio e Caio accreditati come registi, ma il lavoro reale e concreto lo hanno fatto altri (il cui nome però non avrebbe garantito lo stesso risultato al botteghino). Carrisi molto probabilmente è un gran competente della macchina da presa, delle inquadrature, dell'uso delle luci, del suono, dei tempi di recitazione, del montaggio, chissà. Quel che è certo è che La Ragazza Nella Nebbia visivamente è ottimo, un gran bel vedere, dunque qualcuno il merito ce lo deve avere e gli va riconosciuto. Oggettivamente la fotografia, le location ed in generale il taglio dato al film è di gran livello, un respiro altrettanto "internazionale" del romanzo (che non ho letto). Pure il cast, non a caso scelto anche oltre i confini italiani.

Questo thriller persegue un certo culto dell'immagine, le atmosfere hanno tanta parte nel risultato finale ed anzi, credo di poter dire che travalichino generosamente i confini del "background" per esondare nella storia, permearla e fare bella mostra di sé, arrivando quasi ad oscurare il plot vero e proprio. Curiosamente Carrisi adotta diversi punti di vista; dapprima seguiamo il fatto di cronaca, con relativa indagine portata avanti da un ispettore sui generis, Vogel (Toni Servillo), personaggio molto glamour e sopra le righe; poi ci concentriamo su quel che accade ad un professorino di montagna (ma con il volto potente da Conte di Montecristo di Alessio Boni). Naturalmente i due binari non sono destinati a rimanere paralleli, ed inesorabilmente si intersecheranno quando la sceneggiatura deciderà di farlo accadere. Fin lì tutto va a gonfie vele. Trovo una qualche forzatura caricaturale su alcuni personaggi, l'Ispettore, l'anchor woman Stella Horner (Galatea Ranzi) - un incrocio tra Barbara D'Urso, Maria Giovanna Maglie ed una delle tre Madri di Dario Argento (....forse bastava il riferimento a Maria Giovanna Maglie) - ma anche i genitori della ragazza scomparsa  "nella nebbia" (Ekaterina Buscemi) o Mattia, il ragazzo incappucciato (Jacopo Olmo Antinori). Vero è che nei thriller al confine con il noir come questo, spesso e volentieri i personaggi tratteggiati con una certa teatralità contribuiscono ad insaporire il piatto, e indubbiamente Carrisi non si è fatto pregare sotto questo punto di vista. Non mi hanno fatto impazzire alcune scelte di risoluzione dell'intrigo, molto spettacolari e roboanti anch'esse; probabilmente funzionano bene e meglio sulla pagina scritta, ma visivamente si traducono in qualcosa che sa troppo di "hollywoodiano". Magari pure quella scelta va in direzione dell'allure "internazionale" con cui si è intenzionalmente impacchettato il film. - SPOILER: mi riferisco ad esempio al sangue del Professor Martini che Vogel decide di usare meschinamente, e che poi scopriamo in realtà essere stato preventivato dallo stesso Vogel, il quale aveva apparecchiato la trappola a Vogel convinto che egli ne avrebbe approfittato, certezze e livelli di sovrapposizione di piani e psicologie francamente davvero molto "cinematografici".

Pur con qualche riserva sulla sceneggiatura e qualche altra sulla eccessiva cartoonizzazione dei personaggi (ma con Servillo talvolta accade), il mio giudizio su La Ragazza Nella Nebbia è ampiamente positivo, si tratta di un bel thriller capace di affascinare ed intrattenere, girato con un'attenzione davvero speciale per la atmosfere rarefatte, cristallizzate, inquietanti e "nebbiose" dell'estremo nord Italia, che immancabilmente fa rimbalzare in testa recenti casi di cronaca nera di "montagna". Carrisi si è preso il David di Donatello come regista per questo film, poi un Globo D'Oro per la sceneggiatura (e Servillo come attore protagonista). Jean Reno si doppia da solo, il che va benissimo in un paesino della Valle d'Aosta (che però in realtà è in Trentino); anche il suo è un personaggio particolare che regge bene per tutto il film, ma che nel finale (pure lui) deve stupire ad ogni costo - SPOILER: l'ultima scena è una visione simbolica o un flashback? In questo caso verrebbe da chiedersi come possa non essere stato beccato quando, in pieno infarto, agonizzava con una delle sue vittime, altrettanto agonizzante, distesa al suo fianco. Tuttavia le coup du théâtre è di grande effetto.

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