Il Cartaio

Il Cartaio
Il Cartaio

Visto e rivisto e non l'ho mai trovato così drammaticamente brutto e imbarazzante come in molti affermano. Ne potremmo discutere per giorni, tanto nessuno cambierebbe idea, chi lo denigra continuerà a farlo, mentre io continuo a mantenerne un ricordo piacevole, pur nella consapevolezza che il paragone con i film di Argento della sua "golden age" (facciamo fino a tutti gli anni '80) è improponibile. Non stiamo a scomodare i Profondo Rosso o i Suspiria, è ovvio, palese, lapalissiano che non siamo da quelle parti. Tuttavia, anche considerando cosa Argento è stato in grado di realizzare dopo, Il Cartaio - a mio gusto e parere - ancora si difende. Si inserisce nella devoluzione che inspiegabilmente lo ha colto da qualche decennio, ma si trova ancora all'inizio di quella curva discendente. Giallo, La Terza Madre o Dracula 3D lo rendono un film di Tarkovskij al confronto. Argento stesso se la deve ridere quando legge considerazioni del genere, poiché ognuno dice la sua, parere che trovi - sentenza che arriva; ognuno ha il suo personale film orrendo di Argento (spesso purtroppo anche più di uno).

Tornando a Il Cartaio, l'accusa regina che solitamente si imputa al film è di essere una specie di Distretto Di Polizia, girato in modo televisivo insomma, coma una fiction poliziesca di terz'ordine. Premesso che Distretto Di Polizia, tanto per rimanere sul tema, almeno per le prime due stagioni (quelle con la Ferrari, e si salverebbero pure le tre successive, non fosse per la Pandolfi), è stata una signora fiction ed il paragone non dovrebbe risultare così offensivo, aggiungo anche che l'accostamento risulta a mio parere fin troppo ingeneroso. Non c'è la magniloquenza, l'imprevedibilità ed il genio dei vari Tenebre, Profondo Rosso, Inferno, etc., ma neppure è tutto così scarno, vuoto e poveristico. Le riprese in esterna di Roma, soprattutto nottetempo, sono interessanti, l'inseguimento di Muccino anche, c'è la bella scena della colluttazione in casa di Stefania Rocca con l'assassino. Argento in questo periodo era affascinato dal Dogma scandinavo di Von Trier e cercò pedissequamente di seguirne i dettami, soprattutto a livello illuminazione. Solo luci naturali, freddezza dei colori, immagine genuine. Ne risulta una variante apprezzabile del cinema argentiano, molto coerente con il tipo di storia e di ambientazioni che Il Cartaio evoca.

Altro punto debole di Argento: la recitazione degli attori. Qui va leggermente meglio del solito. Stefania Rocca è una brava interprete, Liam Cunningham è un po' stoccafisso ma se non altro ha il physique du role. Santamaria non è tra i miei preferiti, ma è adatto al ruolo che riveste. Muccino jr...beh, qui pure lui è adatto dai. Tra le signorine seviziate dal killer da segnalare Vera Gemma (figlia di Giuliano) ed Elisabetta Rocchetti (faccia nota del genere); Fiore Argento rischierebbe di essere l'ennesima (è la figlia del questore) ma - con provvidenziale amore paterno - Argento la grazia. Luis Molteni ha un piccolo ruolo (il medico legale) ma bizzarro, immerso tra i cadaveri, zompetta e intona liriche come uno schizzato. Infine Carlo Giuseppe Gabardini (uno degli hacker), al suo secondo film, lo stesso anno nel quale inizierà pure l'avventura di Camera Cafè (dove è Olmo, l'informatico con le camicie variopinte). Le musiche sono spesso uno degli elementi trainanti dei film argentiani e, nonostante la sostanziale cesura rispetto al tipo di commenti sonori usati in passato, quelle de Il Cartaio a mio parere sono un piccolo capolavoro. Affidate a Simonetti, riproducono sul pentagramma l'ambientazione contemporanea, fredda e tecnologica evocata dal film. La soluzione ideata da Simonetti è quindi tutta rivolta all'elettronica; eppure, ad esempio nel tema principale del film (che accompagna già i titoli di testa), non manca una suadente melodia amarognola che prelude alla minaccia. Davvero un ottimo lavoro; ricordo che corsi a comprare il cd subito dopo aver visto il film al cinema.

Lo svelamento dell'assassino è facilissimo, oserei dire telefonato. I personaggi papabili non sono poi molti e Argento non fa granché per depistare lo spettatore, anzi gli getta indizi fin da subito. Non so quanto consapevolmente o meno, ma stavolta Argento non presta troppa attenzione alla costruzione di trame e sottotrame che possano "ingannare" il pubblico, pare più preoccupato di dare al film quella veste formale che ha in mente anziché corroborare di sostanza la sceneggiatura, davvero molto lineare. - SPOILER: Non torna la storia della partita registrata prima da parte del cartaio; un po' tutta la ricostruzione dei fatti vacilla, e per le altre partite poi come è andata? La sboroneria del questore che non vuole accettare la sfida del cartaio e lascia morire la prima vittima è inspiegabile e molti dialoghi sono fin troppo semplici e superficiali.

Alla fine della fiera, se rimanete convinti che Il Cartaio sia un pessimo prodotto qualche motivo lo posso anche comprendere e non sarò io a convincervi del contrario. Sarà che l'ho visto in un momento particolare della mia vita, sarà che ad Argento voglio bene, sarà che l'elettronica è sempre un motivo d'interesse, sarà che vattelappesca, ma io lo salvo nella filmografia del regista de paura più amato dagli italiani (almeno un tempo era così). Ora, lasciamo perdere le contrapposizioni e facciamoci un pokerino...

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