Snapdragon – Il Fiore Che Uccide

Snapdragon – Il Fiore Che Uccide
Snapdragon – Il Fiore Che Uccide

Snapdragon esce un anno dopo Basic Instinct e la filiazione appare del tutto evidente. Sexy thriller con protagonista bionda e procace, morti ammazzati, anche parecchio male, e chi indaga che flirta pericolosamente con chi sembra avere tutte le carte in regola per essere l'assassino, anzi ovviamente l'assassina. Si parte dalle mille similitudini con il film di Verhoeven che consacrò Sharon Stone all'attenzione (e al desiderio) del grande pubblico, bollandola per tanto tempo come una bomba sexy e basta. Si approda a coste assai distanti da quella pellicola, poiché Snapdragon non gli lega neppure le scarpe. Worth Keeter è un carneade che ha sempre diretto per quantità più che per qualità, il film è un prodotto poco più che televisivo, talmente patinato che fa sorgere il dubbio di essere alle prese con una produzione Playboy o Penthouse. E qui casca l'asino, perché a ricevere il testimone della Stone c'è Pamela Anderson, venticinquenne, già ampiamente siliconata ma con un volto ancora scevro da interventi, filler e punture, dunque con un'aria tutto sommato abbastanza genuina e fresca. Questo è il debutto (da protagonista) della Anderson, dunque la responsabilità sulle sue... spalle era piuttosto onerosa. E bisogna dire che è proprio lei l'unica attrice di questo film. Pare strano a dirsi ma tutto il resto del cast è altamente improbabile al confronto della Anderson, la quale tutto sommato il suo lo fa in modo anche credibile, tralasciando la sgradevolissima impostazione di tutti gli attori di Snapdragon di pronunciare le battute a volume bassissimo, talvolta pressoché impercettibile.

Steven Bauer interpreta uno psicologo profiler piagnone, la cui emotività è indirettamente proporzionale tanto alla su stazza fisica quanto alla sua mascella e soprattutto alla sua professione. Con uno psicologo del genere si finisce in clinica, insieme. Poi c'è Chelsea Field, poliziotta nonché fidanzata di Bauer, espressiva come un edificio brutalista dell'est Europa. Infine c'è tutto il codazzo di comprimari e caratteristi decisamente inadeguati. Per qualche motivo a Keeter piace usare luci viola, azzurre, rosse e gialle in contesti del tutto random, per cui di tanto in tanto ci sono scene quasi accecanti per come sono illuminate (senza senso). Sembra che tutta la vicenda sia costruita per arrivare a ciò che più interessa a tutti, pubblico e film maker, la Anderson che lascia scivolare la veste a terra e si adagia sul corpo del partner di turno, cosa che per altro l'attrice esordiente fa con una scioltezza ed una nonchalance notevoli per essere al suo esordio. Snapdragon non è esattamente un film appassionante né imperdibile, nonostante il colpo di scena finale che francamente non aggiunge assolutamente nulla a quanto visto sin lì. Un recupero cinefilo da feticisti del cinema exploitation anni '90, col valore aggiunto di vedere Pamela Anderson al suo battesimo, siamo appena un gradino sopra la qualità media della filmografia di Andy Sidaris. Le musiche di Michael Linn sono molto belle, in particolar modo quelle dei titoli di testa, del tutto sprecate per un'operetta così che non le meritava.

Trailer ufficiale

Galleria Fotografica