Sexual Roulette, circolato anche come Weekend In Vegas e Carnal Risk, rientra nel novero di quelle produzioni americane perlopiù direct to video, di stampo ultrapatinato, solitamente commissionate da casate del sesso come Playboy o Penthouse, film iper glamour, erotici e iniettati di silicone dall'inizio alla fine. In questo caso abbiamo a che fare con una coppia di Hollywood, bellissima lei (Gabriella Hall), aitante lui (Tim Abell) che se la spassano per un fine settimana a Las Vegas, con ovvia parentesi notturna al calor bollente. L'indomani la coppia torna a casa ma ad accoglierli c'è la notizia che il macho ha perso un contratto di lavoro piuttosto importante. Per rimediare alla situazione accettano di partecipare ad una scommessa sui cavalli, data per sicura dall'amico di sempre, barista in uno strip bar. Inutile dire che la scommessa va male e i due si trovano in debito di 30.000 dollari ad un gran brutto ceffo. Per rimediare si giocano gli ultimi risparmi alla roulette ma perdono pure quelli. Si presenta però un'occasione alla quale non si può dire di no, praticamente una "proposta indecente". Una cavalla bionda e stentorea (Tane McClure) che bazzica il casinò Riviera di Vegas si è invaghita del maritino in bolletta e gli propone uno scambio alla pari: 40.000 dollari per una notte di fuoco. Lui accetta, ma il giorno dopo viene fuori che il tizio delle scommesse ha alzato la cifra a 50.000 dollari visto il ritardo nel pagamento. Nuovamente Abell deve giacere con la sua amante per guadagnarsi gli ulteriori 10.000 dollari che lo porterebbero ad estinguere il debito. Ma proprio nel pieno espletamento delle sue funzioni viene colto in flagrante dalla moglie, provvidenzialmente avvisata proprio dalla cinica e perversa McClure. Questo comporta che la Hall a sua volta si getta tra le braccia del primo che capita e che Abell alla fine scopra che tutta la storia della scommessa era una truffa bella e buona organizzata dalla McClure al solo scopo di assecondare le proprie pruderie e combattere la noia. Dopo aver distrutto l'ennesimo matrimonio ed aver gettato Abell sul lastrico, si prepara ad aggredire predatoriamente una nuova inconsapevole coppia del casinò.
Non c'è una singola attrice del film che non abbia il seno enorme e rifatto. Dalla Hall (specialista di pellicole softcore) alla McClure, dalla ballerina dello strip bar (Ashley Bates) ad una giocatrice delle slot machines (Stacey Warfel) che finisce nel letto di Abell e della McClure, tutte sono state rigorosamente passate al vaglio del chirurgo plastico, prerequisito per far parte di una produzione del genere. Ad onor del vero Gary Graver, navigato regista con 146 regie all'attivo (compresi molto porno) ci prova anche d imastire una trama collaterale minimamente thriller, ma è del tutto evidente che non sia quella la ragione sociale del film, bensì i brevi ma importanti rendez-vous tra Abell e tutte le femmine nel (suo) raggio di un chilometro. Alla fine non c'è un happy ending conciliante, la Hall lo molla per un altro bel ragazzo e Abell la prende tutto sommato con filosofia, gli rimane in tasca qualche banconota e pensa di mettere a frutto la brutta esperienza trasformandola in un libro (o una sceneggiatura). La sua qualifica infatti è "scrittore", di cosa non si sa. Las Vegas è un gran brutto posto, i soldi si perdono e basta ma è pieno di ragazze che non aspettano altro che finire in qualche camera d'albergo.



