La Guerra Di Domani

La Guerra Di Domani
La Guerra Di Domani

Esiste un film americano del 2021 chiamato La Guerra Di Domani con Chris Pratt, qui però ci riferiamo ad un altro film americano, sempre di fantascienza, sempre con gli alieni ma del 1959, un b-movie in bianco e nero assegnabile al filone dei "saucer movies" ma con le sue specificità, ovvero l'essere ambientato nelle profondità oceaniche, artiche per l'esattezza, anziché nei cieli o nello spazio. Si parte quasi in clima triangolo delle Bermuda, con una serie di incidenti navali che si verificano sempre nella stessa zona, quella del circolo polare artico appunto. Viene dunque inviato il sommergibile Tiger Shark, ultimo gioiello tecnologico americano a propulsione nucleare per investigare il mistero e possibilmente risolverlo. La Marina U.S.A. riuscirà brillantemente nell'impresa, localizzerà un campo magnetico, un'intelligenza aliena che se ne serve per tracciare le proprie rotte ed affondare navi e sommergibili umani. Perché lo fa? Non è dato sapere, anche perché più in là in realtà si scopre che gli alieni prelevano campioni di esseri umani per studiarli sul proprio pianeta in vista di una futura colonizzazione. Questi extraterrestri sono polipoidi e la loro tecnologia è prevalentemente organica, come le loro astronavi, dischi volanti "viventi". La paura nucleare (qui per la verità poco paura e molto orgoglio), il clima da guerra fredda con il nemico pronto a invaderti e un generale senso di meraviglia ed ingenuità popolano generosamente i fotogrammi di questa pellicola.

C'è un accenno di diatriba filosofico-culturale tra i marinai guerrafondai e uno scienziato pacifista (Brett Halsey), figlio di uno scienziato un po' meno pacifista, la cui reputazione è stata compromessa proprio dalle posizioni troppo oltranziste del figlio. Di oltranzista c'è la consueta retorica umanitaria che gli americani di fine anni '50 bollavano ad un passo dal socialismo sovversivo. E manco a dirlo, dopo il respingimento degli alieni lo scienziatino pacifista, dipinto come perennemente tormentato e ombroso, si ricrederà sul valore patriottico e virile dell'equipaggio, pronto a spezzare le reni ai prossimi polipi invasori. Il suo antagonista principale è un tenente (Arthur Franz) con la lingua pungente, che prima di imbarcarsi viene interrotto sul più bello mentre ha tra le braccia una bionda mozzafiato (Lori Lansing) sul modello delle pin-up maggiorate platinate dell'epoca. Rivisto oggi il film fa una certa tenerezza in ogni suo aspetto, dagli effetti speciali (pieni di modellini) ai dialoghi naif o all'ideologia piuttosto rozza soggiacente alla confezione della storia, praticamente tutta rinchiusa tra le pareti anguste di un sommergibile di ferro illuminato da fari di scena costantemente sparati sugli attori, in modo tale da creare brutte ombre alle loro spalle. Quasi un'impostazione teatrale che rende fin troppo statico il film. Gli alieni poi sono dei poveri cristi destinati all'estinzione anche senza alcun intervento umano, difficile immaginare qualcosa di più goffo e innocuo, ma non per gli anni '50 evidentemente. Qua e là sono buttati vaghi riferimenti letterari omerici, come il continuo riferimento ai ciclopi per definire le astronavi dotate di una specie di monocolo e artefici di fulmini, come nel caso degli artigiani di Zeus.

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