Spectre

Spectre
Spectre

E fanno 24, i film di Bond, 4 quelli con Daniel Craig, 2 quelli diretti consecutivamente da Sam Mendes. Craig e Mendes si amano molto, perlomeno all'inizio della lavorazione di una nuova pellicola; al termine, con tutto lo sforzo produttivo che comporta un film di 007, credo che rappresentino l'uno agli occhi dell'altro la persona meno interessante con la quale trascorrere anche solo un quarto d'ora. Del resto basta guardare cosa altro hanno fatte durante la loro assegnazione al team bondiano, Mendes in quattro anni ha diretto due soli film, quelli di Bond, Craig invece...pure. L'assorbimento è totalizzante, estenuante, soffocante, al punto che poi c'è quasi una crisi di rigetto. E dopo quattro avventure Craig sembra davvero sul punto di mollare, chiudere bottega e lasciare il posto ad un altro. E io sono già pronto con lo champagne, i tricche e tracche e quei pirulini di cartapesta a fischietto che si allungano e fanno peeeee! Si perché - credo non sia un mistero per chi bazzica Cineraglio, quei due o tre spostati internati a vita nei sanatori nazionali - il Braciola su queste pagina non ha mai riscosso troppi consensi. Da un punto di vista di milioni di dollari spesi (245, il 9° film più costoso di sempre), le pellicole che lo vedono protagonista sono assolute, titaniche, e giocoforza interessanti, perché con quei soldi puoi fare tante belle cose (e di certo i registi che si sono avvicendati dietro la MdP non sono state le ultime ruote del carro), tuttavia, al netto della gargantuesca Produzione, Craig come 007 mi ricorda più Ivan Drago che il damerino paraculo e sornione di Ian Fleming, ed anche tutta questa smania di ammodernare il personaggio è più che altro il dazio che bisogna pagare al dominio incontrastato della visione nolaniana nel cinema blockbuster e d'azione.

Son gusti eh, non sto dicendo che chi gradisce Nolan e Craig non ci capisce una beneamata, sto solo dicendo che non è il mio cinema, e conseguentemente gli ultimi 007 mi hanno appagato esteticamente e niente più, nessun brivido, niente pelle d'oca, niente farfalle nello stomaco. Spectre, nel caso ve lo steste chiedendo, non fa eccezione. 148 minuti di assegni in bianco consegnati direttamente nelle mani di Mendes che non riescono a tradursi in un grande film di Bond, ma solo in un bel film d'azione. Si potrebbe partire da quello che ha dichiarato Pierce Brosnan, uno che di doppio zero se ne intende ("Ho pensato subito che fosse troppo lungo. La storia era piuttosto debole, l’hanno allungata troppo. Non è né carne né pesce. Non è né BondBourne") ma sicuramente qualcuno direbbe che è solo invidia. Invece secondo me coglie diversi aspetti del problema. La durata smisurata innanzitutto, anche questo un cliché oramai ineludibile per chi ha fame di vedersi assegnata la patente di Autore con la A maiuscola (o forse un modo per giustificare tutti quei soldi spesi). Alla fine è solo una versione adulta della gara a chi ce l'ha più lungo, ma molti registi non sembrano capirlo. Pare che più dura, più è importante. Che la durata debba essere direttamente proporzionale alle cose da raccontare sembra essere un rapporto che proprio non li sfiora. La trama gioca a riconnettere i fili della saga e fare una sorta di capitolo definitivo e testamentario (se non di Bond perlomeno dell'era Craig), ma il tutto è affrontato in modo così vacuo e superficiale da non quagliare. Si respira un'aria apocalittica, da fine dei tempi, ma poi la montagna partorisce un topolino. E' altrettanto vero che a tratti sembra più di essere in un film di Bourne che di Bond, il che non è un complimento per la saga madre che dovrebbe essere di ispirazione agli epigoni e non viceversa.

Di Craig che vi devo dire, è la massima espressione della braciola di manzo, se vi piace il genere testosteronico è la morte vostra, a me non scatta l'interruttore, non c'è niente da fare. Troppo burino, troppo inquartato (per essere Bond, fosse stato un action di Steven Segal allora ok), quando prova a fare l'ironico pare Manzotin di Febbre Da Cavallo (il mitico Ennio Antonelli), quando poi fa l'elegante tutto si riduce alle migliaia di euro di vestiti firmati che gli buttano addosso. Su questo aspetto stavolta si esagera platealmente, pure quando va in bagno a fare la pipì veste roba per un importo che basterebbe a restaurare il Colosseo, il che fa l'effetto "coatto rivestito per la domenica di festa". Questione Bond girls: non si può nemmeno più parlare di Bond girls, ci hanno tolto pure quello, era troppo antiquata e sessista come visione, ora Bond ha le collaboratrici, personaggi femminili che oltre le gambe c'è di più, che gli devono tenere testa in tutto e per tutto, e che anzi, sentimentalmente lo soggiogano pure (praticamente il mondo alla rovescia), poiché si sa - Craig dixit - Bond è un tizio solo, fa anche un po' pena per lo schifo di vita che conduce (la dottoressa Swann glielo rinfaccia pure...e lo convince!) e per i valori morali che non ha. Detto tutto ciò, Léa Seydoux mi è piaciuta moltissimo; senza essere un corpo per cui morire, è una brava attrice, carismatica e intensa, una sorta di Scarlett Johansson senza tutto il portamento glamour della mascellona newyorkese. Cinque minuti di Bellucci bastano quasi ad oscurarla però. Nei mesi in cui si attendeva l'uscita di Spectre si è parlato della Bellucci come di una sorta di co-protagonista a tutti gli effetti, ingigantendo di molto il suo apporto al film; in realtà i fotogrammi che la vedono presente sono pochi, tuttavia la signora a 51 anni fa ancora le buche per terra. La cara vecchia Moneypenny (Naomie Harris) invece è una delle Spice Girls, battuta pronta, attiva sessualmente, giovane, intuitiva come un premio Nobel ma leale come una sorella.

- SPOILER: pessimo comparto villain stavolta. Christoph Waltz è un fumetto rimasto al cacciatore di taglie di Tarantino, stessa recitazione, stesse faccette, stessi atteggiamenti buffi. Il papavero di Harvard, aka C (Andrew Scott), è un fighetto qualunque raccattato fuori dagli Studios secondo la formula "il primo che piace alla segretaria di edizione". Davvero anonimo. A Ralph Fiennes, che le sue cartucce le avrebbe pure, viene dato troppo poco spazio, e Q (Ben Whishaw) è il prototipo universale del nerd (John Cleese perdonali perché non sanno quello che fanno).

Aggiungiamoci che quella di Sam Smith è probabilmente la peggior canzone di sempre di 007, una palla colossale, abbinata ad una grafica dei titoli di testa molto kitsch. Splendida la parte ambientata in Messico (piano sequenza iniziale compreso), vittima di stereotipi quella romana (la Bellucci entra nel villone aristocratico mettendo la musica lirica e bevendo il bicchiere di vino rosso, mancavano la pizza, gli spaghetti e il mandolino ed eravamo a posto), così come l'inseguimento per l'Urbe (che manco è granché) pare più che altro uno spot della Proloco. Il deserto del Marocco rimane impresso per via della esplosione da guinness dei primati realizzata mediante 8418 litri di carburante e 33 chilogrammi di esplosivo. Ovviamente un ciak, o la va o la spacca. Beh spacca. Non manca la solita scena della tortura, oramai un must nei film con Craig (fa molto verismo contemporaneo), ma il top credo si raggiunga nel finale, quando nel cataclisma cosmico che si abbatte su Londra, James prende per manina la Seydoux e i due se ne vanno via come i fidanzatini di Peynet. Mendes e Craig ci stanno dicendo che 007 non sarà mai più, ha smesso con quella vitaccia senza senso, ha scoperto l'amore e una coscienza. Ok, facciamo finta di crederci, fino al prossimo 007, possibilmente con altre fattezze ed un psysique meno palestrato e più du role di Braciola Craig.

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