A due anni di distanza dal primo capitolo Manzotti produce anche il sequel, ne firma il soggetto assieme a Dario Piana, il regista, un esordiente che arrivava dal mondo dei videoclip. I Vanzina non avevano intenzione di occuparsene, anche se furono comunque dentro il carrozzone per quanto riguarda la produzione del film. Sotto Il Vestito Niente II è un successore solo nel titolo e nell'ambientazione glamour, fatta di belle ragazze e omicidi efferati che avvengono a Milano, perché per il resto non c'è alcuna attinenza con la pellicola di Carlo Vanzina. Dalle sfilate delle grandi maison ci si sposta negli studi di produzione di videoclip musicali. Anche se mai citati esplicitamente, è dei Frankie Goes To Hollywood ("Warriors Of The Wasteland") la musica che sentiamo in sottofondo mentre il genialoide David (François-Éric Gendron) ne gira uno in un tripudio di ballerine fashion vestite come gladiatori post apocalittici dei film di Lenzi, Fulci e Martino. Quello che accade è che passo dopo passo il corpo di ballo di David viene decimato da un assassino che sembra proprio dare la caccia al suo clan, una dopo l'altra le ragazze muoiono e con loro viene ucciso anche Alex Conti (Giovanni Tamberi), factotum di David e agente delle modelle. Le morti sono alquanto teatrali e sanguinolente a causa dell'impiego come arma del delitto di un manufatto creato a Londra appositamente per i videoclip, una sorta di pluripugnale pieno di lame e molto scenografico. Il commissario Brandani (François Marthouret) indaga sul caso.
Rispetto al primo episodio, Dario Piana si assume un bel rischio differenziandosi parecchio dall'impronta dei Vanzina e questo ardimento mi ha sempre suscitato stima e simpatia. Piaccia o non piaccia (e a molti non è piaciuto), Sotto Il Vestito Niente II ha innegabilmente un suo stile, una sua personalità, non è un sequel sterile o pavido, bensì un film che cerca di trovare una strada propria e la persegue incurante delle potenziali critiche che sarebbero arrivate dai nostalgici dei Vanzina. E' stato detto che in questi 95 minuti c'è un'impronta fortemente videoclippara, che le scene sono mal raccordate tra di loro, come fossero un inutile susseguirsi di frattaglie incollate con lo sputo, che la sostanza manca del tutto. Che il film abbia un forte accento proveniente dall'estetica e dal mondo dei videoclip è assolutamente vero, quello era il background di Piana, ma a mio avviso non è affatto un difetto, anzi semmai un valore aggiunto considerato il contesto nel quale intende muoversi la pellicola. Piana sapeva girare i videoclip e dunque nel trasformare il film (parzialmente) in un lungo videoclip sa esattamente cosa fare e come farlo, dimostrando una notevole capacità di irretire lo spettatore e giocare con suoni, luci e montaggio. La storia raccontata ha una sua dinamica e non è affatto vero che oltre la forma non ci sia sostanza. Perlomeno non in modo così nettamente marcato rispetto a quanto avevamo trovato tra i fotogrammi dei Vanzina. Mi pare francamente ingeneroso come giudizio, non ho mai compreso il perchè di tanto accanimento al riguardo. Sotto Il Vestito Niente II è diverso dal suo predecessore ma non per questo scadente. L'estetica del film è preziosa e conturbante, le modelle mascherate, le cervellotiche armi bianche, le bellissime attrici, gli interni e le scenografie, la musica anni '80; tutto il puzzle composto da Piana sa affascinare e secondo me decade solo nel finale, quando si svela l'identità dell'assassino. Diciamo che è forse il punto debole del plot, sia come idea di fondo sia come messa in scena, il twist del personaggio è davvero radicale ed improbabile, minandone la credibilità. Ma è anche vero che cercare l'assoluta verosimiglianza in un film del genere è forse sin troppo pedante.
Ci sono tre bellezze di grandissima caratura, da Gioia Maria Scola a Florence Guérin, passando per il debutto di Randi Ingerman, così come nel primo film aveva fatto il suo esordio Renée Simonsen, modella scoperta dai Vanzina e prestata al cinema. Ma pure la bellezza orientale e le sorprendenti forme di Nora Ariffin non sono da meno. Pur senza eguagliare il successo al botteghino dei Vanzina, Sotto Il Vestito Niente II ebbe comunque un discreto riscontro, evidentemente però non sufficiente a convincere Manzotti a proseguire il franchise, anche se era stato inizialmente nei piani. Pino Donaggio cede lo scettro delle musiche del film a Roberto Cacciapaglia, il livello naturalmente non è lo stesso e anzi nella scena dell'inseguimento della Ingerman nella fabbrica abbandonata si avverte una citazione sin troppo eclatante del tema di Psycho. Curioso che un film che continui a sfruttare il trademark della "Milano da bere" sia girato quasi esclusivamente in interni, per quanto eleganti e assemblati con stile, trascurando quasi del tutto gli esterni della capitale del lusso e della moda degli anni '80. Particolarmente irritante (per me) la figura del commissario, antipatico e sedentario poiché sostanzialmente dirige tutte le indagini da una scrivania. Come è noto ci sarà un capitolo finale, ripreso in mano dai Vanzina 23 anni dopo.



