Smog

Smog
Smog

Smog è un lontanissimo film datato 1962 che merita di essere visto e recuperato per chi ne fosse a digiuno. E' una di quelle pellicole che spiegano istantaneamente perché il cinema italiano del dopoguerra fosse così tanto stimato anche all'estero. Purtroppo ad oggi una delle opzioni per visionarlo è il dvd della A&R Productions che offre un pessimo master, assai deficitario quanto a nitidezza dei fotogrammi, bisogna proprio aver voglia di vederlo per tollerare un quadro così mal messo e faticoso da seguire, tuttavia il sacrificio vale ogni goccia di sudore versata, poiché Smog è davvero un film eccezionale, verrebbe da usare la parola capolavoro. Narra 48 ore dell'avvocato Vittorio Ciocchetti (Enrico Maria Salerno)  a Los Angeles, in attesa di una coincidenza aerea che lo porti in Messico dove deve seguire una causa di divorzio. Ciocchetti non spiccica parola in inglese ed è sostanzialmente abbandonato a se stesso, lasciato in giro senza documenti e passaporto poiché trattenuti all'aeroporto dalla hostess messicana che si occupa della sua connessione aerea. L'uomo si avventura così a spasso per la città rimanendone completamente stordito. Le dimensioni, il frastuono, il traffico, il gigantismo di ogni cosa, strade, edifici, metallo, fino a che si rifugia in una galleria d'arte per il solo motivo che qui espone un italiano. Da qui in poi inanellerà una serie di conoscenze con emigrati ed italo-americani di seconda e terza generazione che lo porteranno sempre in luoghi diversi, a contatto con gente nuova e situazioni differenti.

La galleria umana che Franco Rossi propone è alienante, deturpata e avvilente. L'humus americano ha deturpato ogni cosa, il capitalismo, il petrolio, il profitto, il successo, l'affermazione di sé, il possesso di cose sono i veleni che rendono l'aria mefitica, contaminata. Tutti i personaggi parlano meravigliosamente dell'America e segnatamente di Los Angeles, il "paradiso in terra" dove sostanzialmente basta un po' di spirito di intraprendenza e voglia di rischiare (perfettamente incarnati da Renato Salvatori che vive quotidianamente di espedienti, non sempre legali). Paradiso che è costantemente dentro una cappa di smog, che impedisce di vedere tutta questa meraviglia a cielo aperto. Lo smog è una pellicola che dentro e fuori dalla metafora sta asfissiando il giardino edenico nel quale gli abitanti di Los Angeles ritengono di vivere. Ciocchetti stesso dapprima si mostra molto diffidente, poi via via sempre più incuriosito, infine eccitato, febbrilmente coinvolto dall'ambiente, tanto da sentirsi persino male ed avere un principio di svenimento durante un'accesa discussione politica con il pittore italiano. Ciocchetti è un uomo che è intriso di contraddizioni, ipocrisia ed arrivismo, esterna posizioni molto severe, rigorose, conservatrici e tuttavia la sua professione lo ha portato a seguire una causa di divorzio quando in Italia ancora il divorzio non è consentito (arriverà quasi un decennio dopo). Per Ciocchetti la posizione sociale, l'agio economico, la reputazione, sono tutto, è classista e un po' meschino. I suoi dialoghi con Gabriella (Annie Girardot), un'italo-americana, tradiscono la sua concezione del matrimonio come ascensore sociale. Gabriella sembra l'unica parvenza di essere vagamente umano in mezzo a tutti quei robottini ed inevitabilmente rimarrà delusa da Vittorio, sul quale inizialmente invece pareva aver investito sentimentalmente.

- SPOILER: la fine del film è emblematica, l'avvocato viene portato in visita ad una villa avveniristica dove la figlia di un importante senatore americano dovrà andare a vivere una volta sposata. E' una specie di satellite spaziale, costruito con materiali avveniristici, spersonalizzante, gelida, persino mostruosa nella forma, ma è un'enorme costruzione che afferma per traslazione la potenza economica, sociale e politica di chi la possiede e vi abiterà. Persino Ciocchetti tentenna e ne rimane impressionato a tal punto da provare angoscia, ma nessuno gli rimane accanto a raccogliere le sue esternazioni, viene lasciato solo dentro questa cattedrale allucinante, come fosse l'ultimo rappresentante della razza umana rimasto sulla Terra. Questo senso di solitudine di avanguardia distopica è ulteriormente esasperato dalla colonna sonora jazz di Pietro Umiliani alla quale partecipano il trombettista Chet Baker e la cantante Helen Merrill. Alla amarissima sceneggiatura partecipa anche Pasquale Festa Campanile.

Trailer ufficiale

Galleria Fotografica