Slamdance è un altro di quei titoli che purtroppo conosce una infelice declinazione quando passa dalle mani della distribuzione italiana. Delitto di Mezzanotte, senza alcun motivo, non ci sono riferimenti orari così netti e precisi nel film, i delitti sono molteplici e in ogni caso non si capisce cosa ci si dovrebbe fare con questo fantomatico delitto di mezzanotte che non è il fuoco del film. Bensì seguiamo le vicende di CC Drood (Tom Hulce), fumettista che dal giorno alla notte si ritrova perseguitato da degli svitati che lo picchiano, lo minacciano e pretendono informazioni che lui non ha. Intrappolato in un asfissiante labirinto kafkiano (ma a livello cinematografico sarebbe da citare Polanski), Drood cerca di risalire la china nel tentativo di capire in che razza di pasticcio sia finito suo malgrado. A ritroso, mediante flashback, riviviamo un suo fugace flirt con una fiammeggiante bionda di nome Yolanda (Virginia Madsen). La ragazza nasconde un segreto e viene trovata morta assassinata in circostanze misteriose. Drood diventa il primo sospettato, essendo nel posto giusto al momento sbagliato.
Slamdance è il disperato galleggiamento di Drood in una situazione aliena, nella quale prova a ricostruire l'accaduto per scagionarsi. Al di là della vicenda, comunque piuttosto articolata e con deviazioni di binario anche inaspettate (si pensi all'affittuaria di Drood), è la forma di Slamdance a rimanere impressa durante la visione. Se i toni della pellicola sono quelli del thriller dagli spiccati accenti drammatici, la sfumatura noir e visionaria delle immagini è qualcosa che distingue il film dai suoi diretti competitor, in qualche maniera collocandolo dalle parti di Miriam Si Sveglia Mezzanotte di Tony Scott. Per il film fu coniata la definizione di stile "new wave", anche per via del fatto che tra gli attori figurano Adam Ant e John Doe, e più in generale la regia di Wayne Wang e la fotografia di Amir Mokri danno alle immagini un'atmosfera tutta particolare, decisamente mozzafiato in alcuni scorci di ripresa (cita una scena per tutte, quando Hulce gattona fuori dall'auto sulla collina di Hollywood e da una inquadratura abbastanza stretta si apre poi la visuale notturna su Los Angeles). L'uso delle luci è algido, i personaggi sono abbastanza estremi, Hulce è costantemente allucinato, ideale per la parte di Drood, la Madsen è bella e dolente, contraltare perfetto della Mastrantonio, la moglie con la quale Hulce è in fase di stanca. La presenza di Harry Dean Stanton concede quel tocco di follia e instabilità che l'attore americano si porta dietro dalle sue collaborazioni con Lynch, Scorsese, Carpenter, Wenders, Gilliam.
Il termine Slamdance fa riferimento alla danza praticata nel club nel quale Drood si imbatte in Yolanda, che consiste nell'impatto dei corpi tra loro, anche violento, al suono della musica, ma è anche una calzante allegoria della danza che Drood deve compiere sbattuto a destra e manca dai suoi aguzzini e sotto torchio per una colpa che non ha e che invece gli grava addosso come un fardello apparentemente ineluttabile. Il film è molto umorale, emotivo, spesso le azioni dei personaggi sono sorprendenti e poco razionali, ma questo contribuisce al clima "new wave" e peculiare che circonda l'opera di Wang, anche se va detto che al senso di stordimento generale va sommata la traversia che vide il regista voler sottrarre la propria firma per le troppe ingerenze dei produttori, che di fatto gli sottrassero il lavoro finale. Anche la colonna sonora è piuttosto variegata e sfrutta sapientemente umori diversi per elevare a potenza i fotogrammi. E' evidente come Slamdance cerchi costantemente di cogliere alla sprovvista lo spettatore con le sue improvvise piroette e tutto sommato la caccia alla preda va in porto nella maggior parte dei casi. Affascinante l'appartamento di Drood, che mi ha richiamato alla memoria quanto visto in Minaccia D'Amore di Ruggero Deodato (uscito appena un anno dopo).



