Poltergeist II – L’Altra Dimensione

Poltergeist II – L’Altra Dimensione
Poltergeist II – L’Altra Dimensione

Quattro anni separano il sequel dal suo predecessore, quattro anni nei quali il team artistico e quello produttivo hanno tutto il tempo di concepire, soppesare, valutare e realizzare una pellicola in grado di bissare il grande successo e la notevolissima intuizione di Poltergeist, licenziato dalla brillante coppia Steven Spielberg/Tobe Hooper. I due geni non sono più al timone del progetto, è sempre la MGM a licenziare l'uscita in sala ma a dirigere c'è l'anonimo (cinematograficamente parlando) Brian Gibson, già autore di svariati videoclip (molti per gli Styx) e puntate di serie tv, ma sostanzialmente all'esordio su grande schermo proprio con Poltergeist II. Il cast rimane identico con la sola defezione di Dominique Dunne, drammaticamente assassinata dal suo boyfriend nel 1982. In tutto il film non se ne fa cenno, il personaggio di Dana Freeling semplicemente non c'è; pare fosse stato concepito o girato un breve accenno alla sua frequentazione del college, tuttavia alla fine lo spettatore rimane col punto interrogativo.

Si aggiungono due nuovi elementi, uno per schieramento; tra i "buoni" arriva Will Sampson, nativo americano muscogee, famoso per la sua interpretazione in Qualcuno Volò Sul Nido Del Cuculo, qui nei panni di uno stregone indiano che aiuta i Freeling a combattere il male; il Male invece è appannaggio di sua maestà Julian Beck, leggendario fondatore del Living Theatre, il quale si fa carico di indossare i panni del terribile reverendo Kane, figura demoniaca e spettrale. La caratterizzazione fortissima del reverendo, pallido, scheletrico, inquietante, è purtroppo dovuta anche alla malattia che stava consumando Beck, un cancro allo stomaco del quale sarebbe morto durante le riprese. Beck girò consapevolmente il film, sapendo che sarebbe stata la sua ultima performance artistica e regalando così alla pellicola quello che, a conti fatti, rimane il suo momento più alto e significativo. La scena del dialogo tra Beck e Nelson sulla porta di casa dei Feeling è una delle parentesi più terrorizzanti della storia del cinema horror americano, un'esplosione di magnetismo nero, ambiguità e pervicacia del Maligno senza eguali. Non mancano Zelda Rubinstein e la sua Tangina, anche se qui con un ruolo assai più ridotto, mamma Freeling (JoBeth Williams), il piccolo Robbie (Oliver Robins) e naturalmente Heather O'Rourke/Carol Anne, visibilmente cresciuta ma altrettanto graziosa ed adorabile. Stavolta c'è pure nonna Freeling (Geraldine Fitzgerald), con un ruolo da non protagonista ma fondamentale per il suo apporto alla causa contro gli spiriti che danno la caccia ai Freeling.

Ricordo che nelle mie visioni adolescenziali il film mi entusiasmò molto, tanto quanto il primo. Rivisto successivamente la delusione è stata cocente. L'Altra Dimensione non regge affatto il confronto con il primo Poltergeist, né tanto meno il passare dei decenni. La regia è estremamente più debole, quasi televisiva, la sceneggiatura idem, priva di tutti quegli spunti di approfondimento e quelle sfumature che avevamo trovato nel 1982; i personaggi vengono sbatacchiati a destra e a manca in modo meccanico e un po' fine a se stesso, nonostante la buona prova degli attori (Craig T. Nelson in particolare, qui un gradino sopra i comprimari). Il comparto fantasmi, mostri ed effetti speciali aumenta notevolmente ma peggiorando la situazione, poiché il film scade a livello drive-in, con creature pustolose (ad opera dello studio di Giger, il quale se ne pentì amaramente) che rendono la pellicola meno ectoplasmatica e raffinata, in favore di un approccio più fumettistico e grossolano. In verità Poltergeist II venne persino candidato all'Oscar per i migliori effetti speciali.... mah, io li trovo bruttarelli, che vi devo dire. Il film poi è costellato di piccole grandi sciatterie, raccordi sbagliati tra scene, come Nelson che un attimo prima ha i capelli lunghi e nella scena dopo li ha più corti, o la O'Rourke che ha i capelli bagnati e in quella dopo li ha perfettamente asciutti. IMDB offre una lunga lista di queste "goffaggini". Agli atti rimane la commovente prova di Beck, la perfezione assoluta della O'Rourke,(quando in piena notte risponde al telefono parlando con la nonna è da pelle d'oca), vero cuore pulsante dell'intera saga, ed il carisma di Sampson, l'amico che tutti vorremmo avere nei momenti di difficoltà. Sulla sconcertante sequela di sfighe (e morti!) che accompagnò questo capitolo della serie, come il precedente, vi rimando alla lettura della recensione del primo film, nella quale mi sono ampiamente dilungato in materia. Non paghi, nell'88 alla MGM fecero uscire il terzo ed ultimo episodio; fu Heather O'Rourke a decretarne insindacabilmente la fine per sempre.

Trailer ufficiale

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