Krampus

Krampus
Krampus

A tre giorni dal natale abbiamo il film di Natale, si tratta di una delle tante variazioni sul tema krampus che, per chi non lo sapesse, si tratta di una mitologia di origine prevalentemente mitteleuropea legata alla figura di San Nicola, poi Santa Klaus. La leggenda narra di razziatori di villaggi che per spaventare gli abitanti si travestivano da mostri; tra loro, in incognito, si celava un vero demone con tanto di corna e zoccoli caprini. Il vescovo Nicola lo scovò e lo esorcizzò, asservendolo per sempre a sé. Capita affatto di rado quindi nel periodo natalizio di assistere a sfilate di krampus per i paesi dell'area austro-tedesca (fino nei nostri Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia) come forma di folclore locale. Ovvio che il cinema horror sia andato a nozze con una storiella del genere. Nel 2015 Michael Dougherty, abbonato al cinema horror e fantastico, gira il film intitolato semplicemente Krampus (ma la distribuzione italiana con la conseuta sagacia aggiunge pure Natale Non È Sempre Natale). La sceneggiatura prevede una famigliola che per la suddetta festa si riunisce con i parenti con i quali ovviamente c'è astio ed antipatia ai limiti dell'odio, facendo rapidamente precipitare lo spirito natalizio sotto i piedi. Ed è proprio allora che il Krampus si incarica di venire a punire i colpevoli della mortificazione del Natale, quasi fosse un novello Grinch.

Dopo pochi minuti vedo comparire sullo schermo Toni Collette ed è stata una piacevolissima sorpresa. Ho nel cuore la Collette dai tempi de Il Sesto Senso, una interpretazione che avrebbe meritato un premio Oscar, la bella Toni è un po' invecchiata ma sempre piena di fascino. Curioso il fatto che i primi 20 minuti circa di film simulino il tono della tipica commedia natalizia alla Mamma Ho Perso L'Aereo o alla Natale Esplosivo (National Lampoon's Christmas Vacation), con tutta la sguaiatezza e la rozzezza tipiche delle famiglie americane disfunzionali fatte di egoismi personali, consumismo a palate e superficialità. Con la ciliegina sulla torta della primissima sequenza con i titoli di testa che vede l'assalto al Grande Magazzino per i regali, pura violenza. Poi, una volta subentrato il Krampus (la sua comparsa in scena è oggettivamente assai suggestiva), il film assume più adeguatamente il codice da pellicola horror, seppur riservandosi comunque piccole parentesi umoristiche. Il film va preso per quel che è, impossibile sospendere l'incredulità anche per un solo istante tanto è strampalato ed improbabile tutto ciò che accade. La nonnina tedesca Omi (Krista Stadler) è pure più inquietante del Krampus, i parenti cinghiali lo sono all'ennesima potenza, il piccolo Max (Emjay Anthony) è il solito piccolo nerd Calimero, vessato e fragile ma estremamente profondo emotivamente; tutte le creature con cui si accompagna il Krampus altro non sono che la versione demoniaca dei personaggi natalizi quindi elfi, orsacchiotti, pagliacci, carillon e biscottini. Quando David Koechner (lo stereotipo dell'elettore trumpiano) viene attaccato da i biscottini maligni è qualcosa che veramente sta a metà strada tra il demenziale e l'imbarazzante, e per altro lui li fa saltare in aria con un fucile automatico degno dei marines. Impossibile non pensare ai Gremlins, tanto per quanto si vede ma soprattutto per i suoini che queste creature emettono. La trama cerca di contestualizzare i perché ed i percome accada ciò che accade, se da un verso questo è carino, penso ad esempio a tutta la parentesi cartoonesca che illustra in forma di flashback la fanciullezza della nonna, dall'altra rende ancora più inverosimile quanto sta accadendo.

La risoluzione finale va di conseguenza - SPOILER: dapprima Max salverà la sua famiglia, anche se si tratta di un plot twist poiché dapprima il Krampus pare impietosirsi alle lacrime del bambino, poi invece lo getta nelle fiamme del centro della Terra, ed infine scopriamo (ovviamente) che il tutto altro non era che un incubo del ragazzino. Ma attenzione... nessun incubo, Max e famiglia sono stati realmente visitati dal Krampus, il campanellino (con la scritta Krampus!) che riceve in dono per Natale ne è la testimonianza e la realtà è che ora sono tutti imprigionati dentro una palla di vetro, di quelle che se le rovesci cade la neve, complementi di arredo natalizi di cui il Krampus ha una simpatica collezione. Ora, visto che tutto quanto era già accaduto alla nonnina da bambina (che infatti ci aveva rimesso i genitori litigarelli) e che la morale dello sconquasso fu che il Krampus veniva per punire, lasciando in vita un testimone perché potesse ammonire sui rischi dello smarrimento dello spirito natalizio, perché nel caso di Max invece tutti rimangono vivi ed intrappolati? Lo spiega un fumetto pubblicato successivamente al film (Krampus: The Shadow of Saint Nicholas), che dà ad intendere che poiché lo scopo ultimo del Krampus e aiutare le persone (seppur attraverso la punizione), il fatto di aver ingabbiato Max e famiglia starebbe a significare una forma di controllo affinché in futuro non commettano lo stesso errore e, come loro, tante altre famiglie (non quella di Omi evidentemente). Noi possiamo limitarci a dire che il film, preso come un divertimento fracassone e da vigilia di Natale, è tutto sommato piacevole, ben diretto ed interpretato, e crea anche una certa atmosfera. Nulla di che sia chiaro, ma si lascia vedere.

Trailer ufficiale

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