Il Corpo

Il Corpo
Il Corpo

Il Corpo, remake dello spagnolo El Cuerpo di Oriol Paulo (2012) parte malissimo, troppi fotogrammi che si rincorrono mettendo in scena personaggi che ancora non conosciamo e ai quali succedono cose enormi, il ritmo è vorticoso e stordente, si rimane disorientati, e quel che è peggio è la scelta delle inquadrature di Alfieri. Primi piani strettissimi, anatomici, da esame radiografico, bocche, fronti, epidermide, lo spettatore ci sbatte proprio il naso sul volto degli attori. Poi la scelta altrettanto incomprensibile dei campi di ripresa, il dottor Furlan (Andrea Di Luigi) che viene informato della morte della moglie Rebecca (Claudia Gerini) e lascia di corsa l'ufficio mentre la sua segretaria (Anastassia Bianchi) lo segue trotterellando come un cagnolino, avvisandolo affannosamente di aver annullato tutti i suoi appuntamenti e infine porge le proprie condoglianze. La Bianchi è vista dal basso verso l'alto, come ad indicarne la differenza di importanza rispetto al potentissimo Furlan; ok, mi sta bene, c'è una spiegazione semantica a questa scelta formale, ma un secondo dopo l'ispettore Cosser (Giuseppe Battiston) e il suo collega Mancini (Andrea Sartoretti) sono ripresi a mezzo busto mentre camminano, gambe completamente tagliate, come se qualcuno non avesse ben posizionato la macchina da presa, troppo spazio in alto, assente in basso. E ancora, regole dei terzi forzatissime, plateali, poi regola dei terzi che salta perché un corpo occupa uno spazio che sta tra il secondo ed il terzo terzo, geometrie incomprensibili, ed un montaggio troppo frenetico. Tutto ciò subito all'inizio mal dispone e crea difficoltà nel seguire la storia. Per mia fortuna sono comunque riuscito ad abbandonarmi al flusso narrativo e meno male, perché alla fine Il Corpo è un film divertente ed interessante, pur dovendo scontare il peccato originale di essere un remake e camminare su di una strada già percorsa.

Ho molto apprezzato l'impostazione fortemente teatrale, nella messa in scena quanto nella recitazione. E' un thriller che vive di atmosfere pesantemente noir, quindi piove sempre, è buio sempre, i luoghi dove accadono le cose hanno molto rilievo e diventano parte integrante degli umori che emana lo schermo. Di conseguenza gli attori calcano alquanto la mano. Talvolta a Vincenzo Alfieri scappa un po' la frizione; ad esempio gli spunti quasi horror che ci sono qua e là con annessi jumpscare abbassano l'eleganza del film, trasformandolo per brevi tratti in una pellicola quasi adolescenziale, se ne poteva fare a meno onestamente. Idem per qualche accenno erotico a volte davvero gratuito e sforzato (penso alla scena in biblioteca tra Di Luigi e Amanda Campana). Poi c'è il finale, che regala un plot twist affatto male in sé, ma se l'idea era buona gli elementi che lo costituiscono sono allestiti anche qui in modo eccessivo. Ripeto l'idea c'è, ma deve risultare talmente eclatante che forse si esagera un po', soprattutto sui tempi con i quali ciò che viene raccontato è stato congegnato. Davvero difficile credervi. Né basta la frase - messa lì apposta in sceneggiatura e fatta recitare a Battiston - che una donna arrabbiata è capace di tutto. Al netto di alcuni eccessi o cadute di stile, il filmè un gradevolissimo prodotto di intrattenimento, con pezzi ad incastro, ed una superlativa prova in particolare di Battiston, della Gerini e di Sartoretti. Personalmente ho adorato il dialogo tra i due poliziotti relativo allo stare male e alla necessità invece di curarsi ed affidarsi ad uno psicoterapeuta. Battiston tira fuori una riflessione (che poi sul finale diverrà perfettamente centrata) nella quale mi sono drammaticamente immedesimato. E quando accade che un film tocca le tue corde più profonde l'incantesimo si compie. Belle le musiche di Vittorio Giampietro, pessima la anonima locandina.

Trailer ufficiale

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