Fermo Posta Tinto Brass

Fermo Posta Tinto Brass
Fermo Posta Tinto Brass

L'idea (o il pretesto se volete) per mostrare le consuete forme muliebri impegnate in attività motorie brucia calorie stavolta sono le lettere ei i video che Brass diceva di ricevere a carriolate sin dai tempi de La Chiave. Molte donne, desiderose di "aprirsi" al Maestro, raccontando le proprie aspirazioni, i propri desideri, le proprie fantasticherie, ma anche le proprie abitudini condivise magari con il partner (o magari neppure). Brass in qualità di gran conoscitore delle arti della seduzione e dell'erotismo è il cerimoniere di questa orchestra di casalinghe volitive, pronto a dispensare massime e consigli, che rivolge alla sua segretaria  Lucia (Cinzia Roccaforte), dotata del physique du role per quell'impiego. Con tanta dedizione ed innegabile portamento, Lucia smista ed archivia le missive, e guarda con Tinto le vhs che arrivano con posta raccomandata. La cornice del film è dunque quella dell'ufficio di Brass dove si predispone il racconto che di volta in volta viene apparecchiato. Sostanzialmente una serie di episodi, intervallati dai commenti salaci e ironici della coppia Brass/Roccaforte. Rivisto 25 anni dopo (in occasione della nuova scintillante edizione in bluray di Cult Epics) il film guadagna in maniera sorprendente ed esponenziale. Personalmente ho sempre avuto un affetto particolare per questa pellicola di Brass, pur riconoscendone qualche limite e qualche ruffianeria, tuttavia devo dire che all'ennesima rivisitazione (e con qualità video superlativa), le facezie brassiane continuano ad andare a segno e, se possibile, si caricano ulteriormente di aromi e sapori. Il materiale è variegato, alcuni frammenti hanno una traccia di contenuto più solida, altri si limitano alla forma, alla messa in scena (surreale e fantastica), quasi prescindendo del tutto dal plot (ancorché mini). E' il caso dell'iniziale "Sguardi", "Le Mutandine" (puro estetismo avulso da qualsiasi narrazione), "La Segretaria" e "Stivaletti Rosso Tango", propedeutici quasi esclusivamente alla esternazione di alcuni topoi "filosofici" del Brass-pensiero (voyeurismo, gelosia motore di eccitazione, esibizionismo ed il celebre modo di provinare le aspiranti attrici di Brass, che prevede il lancio della monetina e la conseguente raccolta da parte della provinanda).

Davvero bollenti gli episodi de "La Telefonata" (con una clamorosa Gabriella Barbuti) e "Incontri" (con Carla Solaro), in assoluto i due momenti più riusciti del film a mio parere. Assai piacevoli anche "Il Preservativo" (Erika Saffo Savastani e Sara Cosmi) e "Ho Perso Te" (Cristina Rinaldi) che si seguono con rapito interesse. Meno potente "Videocasalinghi" (Gaia Zucchi, Claudia Biagiotti) che ha una sorta di primo e secondo tempo e trova forse il suo momento più espressivo nella corsa nella bucolica caccia dionisiaca delle coppie scambiste, su musica di stampo mozartiano. Se per un verso Fermo Posta è cinema minimalista di frattaglie e piccoli quadretti abbozzati, dall'altra Brass dimostra come con materiale semplice e breve riesca a mettere in scena momenti di erotismo esplosivo e sublime; i pochi minuti con la Barbuti, la Solaro, la Saffo e la Cosmi, sono davvero eccellenti, erotismo da manuale, inteso per altro alla maniera di Brass, ovvero come pura gioia e non come dolore, afflizione, castigo e faccia oscura della luna Tanatos. L'atmosfera è giocosa, spensierata, il sesso è ludico, solare, positivo (non a caso si chiama "piacere"), un grimaldello verso il benessere e non una paturnia psicanalitica nichilista ed autopunitiva. Le donne di questo moderno Decamerone urbano sono le vere ed autentiche protagoniste, è loro il punto di vista delle storia narrate ed i partner non possono che accodarsi, adeguarsi e obbedire (affatto malvolentieri).

Rispetto al Brass '83 - '92, l'architettura è più modesta, evidentemente anche perché il budget si era ridimensionato rispetto ai primi fasti. Rispetto al decennio precedente, grandi invenzioni di fotografia, regia e scenografia, non ce ne sono (un marchio di fabbrica del regista veneto), anche se tutto è fatto comunque con molta cura. E perlomeno il finale "Rosso Tango" si sbizzarrisce in una messa in scena post moderna e grottesca, piena di colori, geometrie e con Brass che è al contempo domatore di circo e elefante dalla lunga proboscide (ma anche il postribolo di "Il Preservativo" ed la stanza da bagno di "Ho Perso Te" si fanno notare per carica estetizzante). Il dettaglio rimane imprescindibile per Brass, che sia un primo piano di una manicure ben fatta, di una giarrettiera di pizzo o di un paio di labbroni rossi che si stagliano in contrasto ad un vestito di colore altrettanto acceso. La sceneggiatura è scritta in collaborazione con Aurelio Grimaldi e Claudio Lizza, le musiche sono del fidato Riz Ortolani, che svaria come sempre tra vecchio rock 'n' roll anni '50 e caldissime svisate di sax. Gustosa la citazione di Bella Di Giorno di Bunuel nell'episodio con la Saffo, anche lei bella di giorno; il marito sfogliando il giornale trova nella cronaca cittadina una notizia sullo sgombero di un casino, la cui foto richiamo altro non è che quella di Catherine Deneuve. Prezioso omaggio al cinema francese da parte di Brass, cresciuto a pane a cinematheque francaise.

Trailer ufficiale

Galleria Fotografica