A distanza di mezzo secolo Spielberg torna sul luogo del delitto. Di nuovo l'incontro con gli alieni, pur con sfumature e intenti diversi. All'epoca di Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo il tutto avveniva in modo inaspettato, sorprendente, ristretto ad una cerchia di persone che sarebbero stati testimoni individuali ma non universali, ed in un clima completamente diverso, di aspettative frenetiche ma positive, fiduciose, colme di speranze ed aspettative. Gli alieni del 1977 venivano a prendere per mano gli umani ed elevarli, gli alieni del 2026 esplodono in una società assai più nichilista, cinica, paranoica, forse irrecuperabile; il loro arrivo potrebbe persino peggiorare la situazione anziché sanarla. Il finale del film è aperto, così come Spielberg ci riempie di molte più domande che risposte ("il diritto di sapere deve prevalere sulle conseguenze che sapere comporterà?"). In un certo senso il film si pone come una rivisitazione del concetto chiave di Incontri Ravvicinati ma adattandolo all'oggi e dunque usando tutt'altra tavolozza di colori. Assi più vicino agli umori peciosi de La Guerra Dei Mondi che alla luce di E.T. e Incontri Ravvicinati. Al netto dei parallelismi tra ieri e oggi, mi preme sottolineare ancora una volta come Spielberg sia a mio parere il più grande narratore di storie vivente, il suo cinema è l'archetipo del racconto. All'interno di Disclosure Day si potrebbero costruire storie spin-off su ognuno dei personaggi principali, tanto sono ricchi e densi, tanto è importante e vasto il loro background. Lo spettatore non viene ben disposto ai blocchi di partenza del film, con tutto spiegato, preparato e apparecchiato, bensì viene gettato dentro una macchina in moto, che sta già andando e ha macinato diversi chilometri. Sta a noi capire, immergerci e ricostruire il pregresso per adattarci al presente, per altro alquanto vorticoso e stratificato. Non c'è pedanteria, non ci sono aiuti da casa né legende, lo spettatore è apertamente sfidato.
Il "come" ha un livello di eccellenza pari al "cosa" nei film di Spielberg e Disclosure Day non fa eccezione. Alcuni singoli momenti lungo i 145 minuti (che scorrono come un bicchiere d'acqua) toccano vette di perfezione, lirismo e meraviglia da lasciare senza fiato; mi riferisco ad esempio alla scena dell'attacco di panico di Emily Blunt, o a quella del treno, vista ma mille volte ma rigenerata da Spielberg in qualcosa di nuovo, emozionante e coinvolgente come fosse una primizia; o anche a semplici scelte stilistico-narrative che tuttavia tradiscono una finezza sublime, la comparsa del personaggio di Colman Domingo avviene mentre Colin Firth e i suoi sgherri ne parlano, una porta a vetro si chiude e su di essa si riflette l'immagine di un gigantesco display con la faccia di Domingo. Un dettaglio che qualcuno magari troverà banale o poco significativo ma che è di una classe enorme. La Blunt dà una prova recitativa che meriterebbe un Oscar, la gamma di emozioni che riesce ad esprimere attraverso le varie fasi del film (e della sua Margaret) ha del clamoroso.
C'è chi si è lamentato dell'eccessiva azione, come a dire che toglie spessore e gravità al film, ma Disclosure Day è innanzitutto un inseguimento, di fatto il vero cuore del film è quello, una caccia spietata e disperata, dunque Spielberg osserva correttamente i codici narrativi dovuti, non per questo risparmiandoci diverse riflessioni filosofiche. L'uso degli animali è stato ridotto e sminuito a scimmiottatura disneyana, ma anche questo ha un preciso scopo e senso all'interno del film. Dentro Disclosure Day c'è tutto, c'è la fantascienza, c'è la spiritualità, c'è il thriller, c'è l'azione, c'è il pathos, c'è l' umanità e c'è l' empatia (la cosa più importante come sa chi lo ha già visto). Gli ultimi minuti della pellicola potevano trasformarsi in uno scivolone scomposto e pacchiano, invece fotogramma dopo fotogramma Spielberg costruisce con estrema cura qualcosa che sta meravigliosamente in piedi, non inficia nulla di ciò che lo ha preceduto e anzi, rilancia con la maestria che solo i geni del cinema hanno.
Ho letto che Disclosure Day sarebbe un gran minestrone di cose approntate e poi inevase, strade inforcate e mai chiuse. E' esattamente la descrizione che farei del film ma in chiave totalmente positiva, Spielberg non vuole risolvere, porge allo spettatore argomenti e aspetta che sia lui a farne il miglior uso possibile, esattamente come lo splendido finale (che mi ha richiamato alla mente per analogia quello di Giurato n. 2 di Eastwood, altro ragazzo intramontabile del cinema americano). Disclosure Day non è un capolavoro, non è il miglior film degli ultimi 20 anni di Spielberg, come mi è capitato di leggere (chi lo ha detto forse voleva versare qualche goccia di fiele...), Il Ponte Delle Spie è qualcosa di enorme e bisognerebbe tenerne in debito conto, ma è senz'altro una gran bella prova da parte di un regista ottantenne. Onestamente, guardatevi intorno e ditemi quanti cineasti contate a quell'età, con quella lucidità, quell'autorità. C'è tanto snobismo attorno a Spielberg, c'è sempre stato, ma è una brutta variazione di un certo provincialismo che ha sempre fatto fatica a riconoscere la A maiuscola dell'autore Steven Spielberg.



