Diario Di Una Vergine Romana

Diario Di Una Vergine Romana
Diario Di Una Vergine Romana

Noto anche come Livia, Una Vergine Per l'Impero e Una Vergine Per L'Impero Romano, questo film di Massaccesi - firmato Wotruba, uno dei suoi tanti pseudonimi, ma tra sceneggiatura, regia e montaggio li gira tutti, da D'Amato a Massaccesi - rientra nel suo filone peplum, il primo di quella serie che scandirà ad intervalli irregolari la filmografia del regista romano, sia in chiave hard che blandamente erotica. Per lunghi minuti iniziali D'Amato si cimenta in un collage di fotogrammi altrui, poiché per inscenare l'eruzione del Vesuvio e il conseguente cataclisma derivatone prende "in prestito" intere sequenze da Gli Ultimi Giorni Di Pompei di Bonnard (1959) e Anno 79: La Distruzione di Ercolano di Parolini (1962). Va sin troppo lungo con il succedersi dei disastri (alcuni momenti vengono riproposti in loop, come ad esempio il crollo di un muro di mattoni), tutto funzionale alla perdita da parte di Livia (Lucretia Love) della madre e del fratellino. Rimasta sola al mondo - SPOILER: la giovane donna viene raccolta da Lucilla (Linda Sini), una tenutaria di un bordello romano che la accoglie nella propria corte. Qui Livia conosce il senatore Lucio (Attilio Dottesio), il quale la affranca dalla sua schiavitù facendo uccidere Lucilla. Livia poi non si fa alcuno scrupolo di complottare con i ribelli romani agevolando l'omicidio di Lucio da parte della sua più fidata guardia del corpo, il quale a sua volta verrà massacrato dai cospiratori. Entrata nelle grazie del rampante senatore Caio Tullio (Antonio Casale) farà accoppare pure lui ma stavolta le cose si metteranno al peggio.

Tra la collazione di pellicole diverse ed il tono del racconto superficiale e marcatamente erotico, le vicende di questa vergine (si fa per dire) imperiale si configurano come pura exploitation; al minuto di 17 arriva la prima tetta e ne seguiranno molte altre. Per esigenze di copione si sottolinea continuamente la bellezza ottundente di Livia che fa perdere la testa ad ogni uomo, tuttavia la Love (pseudonimo di Lucretia Hickerson), statunitense con una certa fortuna nel cinema di genere nostrano, non era esattamente una bellezza smagliante. Fisico molto asciutto, curve poco burrose e un viso piuttosto qualunque, la sua Livia fa strage di cuori, letteralmente, visto che gli uomini che tocca muoiono quasi tutti. D'Amato eccede anche nei combattimenti gladiatori, estenuanti minuti nei quali robusti nerboruti battagliano stancamente e senza la minima verosimiglianza, limitandosi ad abbattersi addosso le armi privi di ogni criterio. Tra questi e tutta la parte iniziale dell'eruzione vulcanica quasi 1/3 di film vola via tra gli sbadigli. D'Amato ha palesemente più cura nei siparietti erotici, nei quali incornicia la Love con delle delicate penombre o con attenzione ai dettagli, nonché primi piani più incisivi.

Un buon passaggio è nel tradimento di Lucio. Il suo giovane protettore (che poi diverrà omicida), si configura come una sorta di Giuda, traviato dalle carni diaboliche di Livia. Subito dopo aver ferito a morte il padre putativo, Lucio se ne pente amaramente e sconvolto scappa via nella boscaglia, qui viene raggiunto dalle milizie romane e trucidato. A supervisionare il tutto un incappucciato Caio Tullio, che pare veramente il diavolo. Altrove vediamo Livia ciondolare per il palazzo, mentre accarezza ambiguamente una mela, quasi un rimando al peccato originale di Eva. Intuizioni felici di D'Amato che poi però si perdono in una resa complessivamente abbastanza sommaria. Complessivamente il film è molto breve, 75 minuti, lunghezza che si raggiunge anche grazie all'insistenza su sequenze pedanti e ripetitive; il tutto si riduce all'osso per quanto riguarda il dipanarsi della storia vera e propria, l'ascesa di una "pretty woman" da prostituta dell'Impero a concubina del potere. Ma come spesso accade in queste congiunture politiche ciò che si innesca poi sfugge di mano e non può più essere controllato, qui gladio ferit gladio perit. Il film avrebbe la particolarità di non essere di fatto mai riuscito ad uscire nelle sale.

Trailer ufficiale