Ventidue anni dopo l'uscita del film nelle sale e la vittoria della palma d'oro a Cannes (con una versione di fatto ancora non terminata) Francis Ford Coppola edita nuovamente Apocalypse Now. Redux non è una director's cut quanto piuttosto una vera e propria versione alternativa arricchita con ben 49 minuti di scene precedentemente non inserite nel film. Non sarà per altro la versione definitiva, perché nel 2019, in occasione del quarantennale, Coppola ne confezionerà una terza (Final Cut), abbreviata di 20 minuti rispetto a quella Redux. La storia di Apocalypse Now è la storia di un film dentro un film o, se preferite, di un film che è esso stesso un film. Non a caso venne girato un documentario al riguardo (Viaggio All'Inferno), su materiale prodotto da Eleanor Coppola, moglie del regista. I due arrivarono quasi alla fine del proprio matrimonio a causa di Apocalypse Now. Del resto Coppola (subentrato a George Lucas) svuotò le casse della United Artist, ipotecò praticamente ogni suo bene personale, ebbe crisi depressive durante la lavorazione, financo arrivando ad un passo dal suicidio. Eleanor parlò di un "terribile viaggio" che il marito dovette compiere dentro di sé, uno spettacolo al quale fu terribile assistere dall'esterno per chi gli voleva bene. Oggettivamente l'avventura di girare un film come Apocalypse Now sarebbe costata la sanità mentale di qualsiasi altro regista. L'esercito americano negò ogni collaborazione con Coppola e avversò la pellicola ritenuta troppo antimilitarista; allora Coppola si spostò nelle Filippine dove dovette venire a patti con il tiranno locale Marcos, il quale gli garantì l'utilizzo dei mezzi (americani) e dell'equipaggiamento militare, che tuttavia venivano continuamente sottratti al regista perché materialmente impiegati nelle sanguinose lotte intestine del regime. Un tifone devastò il set fermando la lavorazione del film per mesi e bruciando denaro a palate. Martin Sheen, il protagonista (seconda scelta dopo Harvey Keitel licenziato per inadeguatezza da Coppola), ebbe un infarto per le enormi pressioni alle quali era sottoposto, arrivando ad abusare di alcol e tabacco e rischiando la vita a soli 39 anni. Marlon Brando non imparò mai la parte, si presentò sul set sovrappeso, svogliato e capriccioso. Dennis Hopper era pure schiavo di dipendenze e litigò furiosamente con Brando, il quale non volle recitare in sua presenza. Poche settimane di lavorazione diventarono anni sommando girato e montaggio. Una vera e propria apocalisse autodistruttiva.
Coppola era convinto di aver firmato uno dei più grandi disastri della storia del cinema, un film megalomane, inconcludente, senza senso, di rara bruttezza. Non intese girare un film "sulla" guerra del Vietnam, bensì "come" la guerra del Vietnam; un caos produttivo che in rapida sequenza fece perdere il senno ai suoi creatori, trascinandoli nel gorgo della follia, esattamente come accade ai personaggi che vengono raccontati. Esattamente come accaduto ai ragazzi americani trascinati da Kennedy nelle giungle del Vietnam. Coppola si dimostrò un incosciente, un visionario, un genio ed un masochista, tutto contemporaneamente. La sceneggiatura di John Milius, basata su "Cuore Di Tenebra" di Conrad, fu rimaneggiata da Coppola per renderla più congrua al tono psicologico, intellettuale e riflessivo del film, sottraendo epica e virilità. La grandezza di Coppola si misurò anche nel trasformare gli handicap in punti di forza, come ad esempio le scene con Brando. Il regista dovette immaginare un modo creativo per riprendere un uomo sovrappeso e svogliato. Pensò a riprese in penombra, a tagli di luce, al vedo/non vedo, e ricorse quando necessario ad una controfigura per dare l'idea di un uomo statuario e possente, anziché obeso. Brando è come lo squalo di Spielberg, arriva alla fine, si vede il meno possibile e genera un'aurea di autentico terrore primordiale.
Apocalypse Now confonde volutamente i piani di lettura, tutto ciò che sembra etico e morale si riversa ben presto nel suo esatto opposto; le regole deragliano verso il caos e viceversa, in una irriducibilità dell'animo umano che poi soggiacerà ad esempio anche al personaggio di Joker (Matthew Modine) nel Full Metal Jacket di Stanley Kubrick. Apocalypse Now rimane a tutt'oggi un film irripetibile per la sua realizzazione, innovazione, per le sue allucinazioni utopistiche e per la grande creatività narrativa di uomini che hanno posto la propria vita al limite per farlo esistere. La fotografia di Storaro e le musiche di Doors, nonché del padre stesso di Coppola, Carmine, hanno un peso enorme nel dirigere la pellicola verso il novero dei capolavori inestimabili. Gli sguardi annichiliti di Sheen, la ossessionante risalita del fiume, gli incontri (uno più assurdo e stravagante dell'altro) che vengono celebrati durante il viaggio, dai latifondisti francesi alle conigliette di Playboy, dal cucciolo di cane ai militari infognati dentro trincee senza più uno straccio di ufficiale in comando, per non parlare della reggia metafisica di Kurtz (Brando), sono un campionario inesauribile di esseri umani crollati, devastati, decostruiti, ridotti a spettri della mente, condannati all'orrore, quello che Kurtz ha perfettamente compreso e che lo ha portato ad una lucida follia degna delle pagine di Lovecraft. Un viaggio iniziatico e psichedelico verso l'omega dell'umanità, magnificamente celebrato dai Doors con "The End".



