Annabella Viaggio Ad Oltranza

Annabella Viaggio Ad Oltranza
Annabella Viaggio Ad Oltranza

Roger Fratter unisce le forze con l'autore indiano Sudeep Ranjan Sarkar è assieme a lui dà forma e sostanza ad un film che poggia su due gambe, Italia e Calcutta. Il collante della storia è Annabella (Paola Bonacina), compagna del poliziotto Robert (Roger A. Fratter), la loro relazione è sofferta, fatta di lascia e riprendi, Robert ha una certa dimestichezza con le donne, Annabella è in cerca di qualcosa che trascenda il mero rapporto materiale e guardi oltre, verso la spiritualità e la ricerca esistenziale. Un giorno di punto in bianco parte per l'India mettendo Robert davanti a fatto compiuto. Dall'altro capo del mondo Annabella inizia un proprio percorso interiore il cui primo porto d'approdo è il suo "patrigno", il compagno di sua madre (morta di cancro). Amitabh (Sudeep Ranjan Sarkar) è un personaggio molto particolare, pittore, sposato con Alo (Subhasree Biswas) che trascura, amico di Rita (Rita Jhawar), ossessionato dal ricordo della madre (Debashree Naru) che rivede ovunque e con la quale dialoga come con uno spettro. Quando Annabella entra nella sua vita lui la accoglie come un simulacro del vecchio amore e giorno dopo giorno si lascia conquistare dalla devozione che Annabella vuole donargli, quasi a sostituire la madre. L'universo di Amitabh tuttavia è complesso e solitario, le figure che si agitano attorno a lui sembrano non riuscire a scalfirlo e ad incidere sulla sua realtà più profonda. Specula, soffre, assegna ad ogni essere umano un posto ed un ruolo. Amitabh trascende completamente il mondo che abita ricavandosi una nicchia in una frattura liminare tra realtà e mondo onirico, nella quale insegue la propria genitrice, ritratta come una sorta di dea, di divinità, di essenza onnisciente che tutto sa e tutto può, e che dopo tanta afflizione pare avere il potere di lenire definitivamente le ferite del figlio. Nel frattempo, in un altro continente, Robert si strugge per la mancanza di Annabella, secondo la massima che recita che non ti accorgi di aver bisogno veramente di qualcuno finché non lo perdi. Cerca rifugio in altri flirt, una collega poliziotta (Kristel Santelena), una modella invaghita di lui (Vivi Gioi), ma al dunque il suo cuore batte per la donna che ha perduto. Quando Annabella tornerà dall'India, tutto sarà cambiato.

Annabella Viaggio Ad Oltranza esprime sin dal sottotitolo l'idea del cammino verso una meta che è quasi immaginifica, esistenziale, astratta, poiché Annabella viaggia verso se stessa, alla ricerca di una stabilità e di una consapevolezza che realizza solo ricongiungendo il proprio passato con il presente. Interessante che ciò avvenga in qualche maniera lambendo il territorio dell'arte poiché Amitabh, come tutto il suo circolo iniziatico di anime, vive immerso nell'arte, pittore lui, pittrice la moglie, esperta d'arte l'amica Rita, confidente e sorta di cassa di risonanza degli sfoghi di Amitabh (Rita Jhawar è anche la produttrice del film). La storia è spaccata a metà, Italia e India, set italiano e set indiano, personaggi diversi e separati tranne che per Annabella, che fa da ponte tra questi due microcosmi. Il film soggiace anche ad un'altra suddivisione, quella tra piano della realtà e visioni metafisiche di Amitabh, contraltare opposto e rovesciato di Robert, tanto è spirituale il primo, tanto è concreto e pragmatico il secondo. L'indiano vaga per i suoi campi elisi abbracciando tutte le donne della sua immaginazione, il suo itinerario simbolico tocca la vita e la morte, instilla una scintilla vitale in Annabella ma prosciuga e fa avvizzire Alo. Cento minuti di continui rimandi allegorici, metaforici, paradigmatici, nei quali può capitare di perdersi ma ammetto anche di non padroneggiare adeguatamente tutti i riferimenti culturali provenienti dal mondo indiano. Quel che è certo è che il contrasto Italia vs India funziona e dona energia alla storia, vitalità a cui contribuiscono pure la brillantezza di Paola Bonacina (che è indubbiamente il motore che governa il ritmo del film), la sensualità di Vivi Gioi, la tormentata profondità di Subhasree Biswas, la recitazione sorniona del gatto Fratter e la stralunata presenza di Sudeep Ranjan Sarkar.

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