Agony

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The Agony riporta il 2018 nei titoli di coda, IMDB lo attesta come una produzione del 2020 ed approda sulle piattaforme in streaming nel 2026 senza mai essere uscito in sala, perlomeno in Italia. La casa di produzione è americana (Quintessence Films) e negli stati Uniti il film è circolato come The Esecutrix. Tanto il cast artistico quanto quello tecnico sono perlopiù italiani e oltre alla protagonista Asia Argento ci sono due nomi tonanti del cinema italiano che hanno dato lustro agli anni '70 e '80 di celluloide, Monica Guerritore e Franco Nero. Purtroppo però il film non si rivela un degno palcoscenico, naturalmente a mio gusto e parere. Brevemente la vicenda vede una coppia americana formata da Asia e Jonathan Caouette, con una bimba,(Claudia Salerno); nel bel mezzo della loro tranquilla vita newyorkese - in una New York piuttosto europea che pare quasi una Germania di periferia - si scopre che la mamma di lei (ritenuta morta da decenni) è in realtà appena defunta in Italia, in Toscana, nella magione di famiglia. Asia scopre così che la genitrice non solo non era mai morte ma aveva cercato di ucciderla da bambina in preda a strani raptus di follia, proseguiti anche oltre la separazione coatta delle due ad opera del padre. L'intero paese la riteneva una strega, lei riteneva che sulla famiglia gravasse una maledizione. Il cerchio si chiude con il suicidio della donna mediante impiccagione. Asia eredita tutto, decide quindi di recarsi in Toscana per prendere possesso della proprietà e capire meglio cosa sia successo alla madre in tutto questo tempo.

Ho trovato tanti difetti in Agony, la cui ri-titolazione italiana suona davvero beffarda alla fine della visione, poiché sembra riferirsi alle sofferenze dello spettatore durante i 79 minuti di durata, ma IMDB ne attesta 115, una differenza non esattamente irrilevante, se così fosse sarebbero praticamente due pellicole diverse. La vicenda è trattata in modo sommario e sconclusionato ma, come detto, questa impressione potrebbe anche derivare dalla variante del minutaggio e dunque da tagli molto severi al flusso del racconto. In effetti sembrano mancare veri e propri pezzi di storia, altrimenti non si spiega tutta una serie di ganci e sottotrame che poi rimangono morti lì. Mi riferisco al fantomatico luogo per i "non credenti", quelli ai quali poi è stata forzatamente "fatta vedere la luce" vaticana. Cimiteri eretici, accenni a strani rituali, stregoneria, riferimenti ai bambini, carnevali mascherati dal sapore grottesco (in odore di Eyes Wide Shut). Il film impila elementi occulti e sinistri che poi non hanno alcuna risoluzione ma servono unicamente a fare da cornice, da contesto per l'impazzimento della protagonista. Agony tesse atmosfere ma non spiega alcunché, il che potrebbe anche essere voluto e consapevole, è il tipo di critica che sovente è stata mossa ad Argento (Dario), ma Civetta non è Argento, la forza visiva non è esattamente la stessa e anche ambienti e situazioni inciampano nel caos e nell'involuzione.

Gli attori sono mal diretti. Asia quando non è tenuta a briglia tende a ricadere nei vizi del passato, la scena nella quale ha un acceso confronto con il marito che le chiede di riposarsi mentre lei, enfatica ed esaltata, lo provoca con gli occhi sgranati, è ai limiti del parossistico, con una recitazione farsesca, tutta fisica, sovraeccitata è smanacciata. Pure la Guerritore non ne esce bene, la sensazione è che si sia trattato di un film prettamente alimentare per una regina del cinema come lei, abituata a ben altro livello. Il continuo sbalzo cromatico che accompagna i momenti di tensione soprannaturale è irritante, sembra fatto con un editor a buon mercato per modificare le immagini, come quelli nativi che trovate su Windows o su un qualsiasi cellulare, per cui modificando tinta, intensità e saturazione falsate i colori naturali e li bruciate completamente, ora verso il caldo ora verso il freddo. Forse si poteva pensare a qualcosa di meno banale o persino non intervenire affatto, se di questo doveva trattarsi, e lasciare che l'inquietudine affiorasse da una sapiente costruzione della scena. Civetta si diverte spesso a fare inquadrature sghembe, non in asse, anche quello immagino per acuire la tensione, ma si fa fatica a capirne il senso logico durante il film se non per mero divertissement. La forma non si traduce in sostanza narrativa, il tutto è un po' fine a se stesso, tanto per fare "strano". Le musiche sono anonime e non aiutano la pellicola ad elevarsi. Salvo davvero pochissimo in questo Agony, ho un debole per Asia e vederla in scena è sempre un tuffo al cuore ma se questa pellicola era passata sotto silenzio forse un motivo c'era. Nel cast sono presenti anche Ninetto Davoli (vestito come il Remì dei cartoni animati) e Rade Šerbedžija, il venditore notturno di costumi di Eyes Wide Shut. Incomprensibilmente in lingua originale il film conserva le vere voci degli attori, mentre in italiano Argento, Guerritore e Nero sono stati tutti ridoppiati, col risultato che la cosa più inquietante e disturbante del film risulta quella. Non ci si riscatta nemmeno nel finale, con l'ultima inquadratura che svela un gioco temporale che regala allo spettatore un'ancora di salvezza di cui avremmo fatto volentieri a meno, un "vorrei ma non posso" che toglie ulteriore coraggio al film.

Trailer ufficiale

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