Against The Ropes

Against The Ropes
Against The Ropes

Quando gira Against The Ropes Meg Ryan non è più il visino d'angelo di Harry Ti Presento Sally, anzi cerca proprio di emanciparsi dal ruolo di fidanzatina d'America che le hanno cucito addosso con i vari Insonnia d'Amore, Amarsi, French Kiss, Innamorati Cronici, C'è [email protected] Per Te, Kate & Leopold. Il primo film di un riscatto più aggressivo e drammatico fu In The Cut (2003) di Jane Campion, crudo, vagamente erotico e decisamente scioccante per il pubblico delle commedie romantiche della Ryan. Un anno dopo arriva Against The Ropes, diretto dall'attore Charles S. Dutton (Dillon in Alien³) qui al suo debutto come regista (l'allenatore di Shaw nel film). Tempo addietro negli studi della Paramount si era presentata una signora non più giovanissima per raccontare la sua storia, un soggetto perfetto per un film, che infatti la Paramaount decise di fare. Era Jackie Kallen, prima (e unica) manager donna di boxeurs che il mondo abbia conosciuto. Comparsa dal nulla, debuttò nel mondo del pugilato professionistico nel 1988, portando alla vittoria della cintura dei pesi medi della IBF un suo atleta, e ancora un altro per la WBO nel '94. I suoi combattimenti più importanti però furono quelli contro problemi cardiaci e il cancro, anch'essi sconfitti e mandati al tappeto.

Against The Ropes si ispira alla vita della Kallen, focalizzandosi in particolare sul periodo compreso tra l'inizio della sua attività manageriale e il match che consacrò per la prima volta campione del mondo dei pesi medi il suo protetto. Meg Ryan è Jackie Kallen, un po' più giovane, un po' meno formosa, molto più bionda. La sceneggiatura si prende alcune libertà (Cleveland al posto di Detroit), trascura alcuni aspetti (eliminati marito e figli della Kallen), ne aggiunge altri necessari alla finzione narrativa, ma lo spirito del personaggio rimane fedele e vicino a quello della vera Kallen (che comunque visse il periodo del set a stretto contatto con la Produzione e con Meg Ryan stessa, le due andavano a vedere insieme incontri di boxe, zuffe di quartiere e visionavano ore ed ore di videocassette). Il film insiste molto sull'effetto bomba che una donna rappresentò in un universo tradizionalmente tutto al maschile; gli unici altri personaggi femminili del film infatti sono la fidanzata nera di un pugile, carina ma scemina (Kerry Washington, la Broomhilda di Django Unchained), e una tettona maestosa di rappresentanza che accompagna un boss del pugilato (Tony Shalhoub) in ogni evento pubblico. Jackie Kallen è stata un'autentica mosca bianca, vissuta come una coraggiosa rivoluzionaria ed una provocatrice usurpatrice al contempo. Una scalata dura per acquisire la credibilità ed il rispetto, degli uomini e dei Media. Sono molti i dialoghi in Against The Ropes che sottolineano la diffidenza ed il sarcasmo dei colleghi maschi, ma la Kallen è come una perla, bella e dura, e quindi invincibile (questo le dice suo zio Ray Ray quando Jackie, ancora bambina, già frequenta le palestre nelle quali suo padre allena pugili anonimi). Meg Ryan dà vita ad un personaggio complesso e sfaccettato, combattivo e volitivo, ma anche fragile e materno, una donna fatta di grandi virtù e qualche difetto (la vanità, il bisogno di affermazione), una figura credibile insomma, tridimensionale, e non schiacciata da un eroismo hollywoodiano senza senso. Una donna che commette anche errori ma sa riscattarsi grazie alla propria umanità.

Il film ottenne un buon incasso, anche se molte critiche furono negative; troppo pieno di cliché secondo alcuni, il che è anche vero, ma come si fa a fare un film sulla boxe senza cliché, sarebbe come fare rock n roll senza chitarra. Come molti sport, il pugilato è un mondo fatto di rituali, codici, regole non scritte ma vigenti. Against The Ropes se ne impossessa, unendo l'atipicità del personaggio della Kallen con il mondo del ghetto nero (il suo più grande campione è un avanzo di galera sputato fuori dalle bettole del sottoproletariato). Molto belle le scene degli incontri di boxe, che evitano la spettacolarizzazione urlata dei Rocky, ma allo stesso tempo, nella loro concretezza e verdidicità, costruiscono una propria epica potente. Charles S. Dutton ritaglia per sé il ruolo del burbero ma saggio allenatore di Omar Epps (Luther Shaw nel film), tenendosi un po' in disparte ma lasciando il segno quando serve. Epps se la cava discretamente a fare il nero un po' gangsta un po' rap (come attitudine), arriva al personaggio di Shaw dopo quasi una ventina di film (non di primo piano), peccato che dopo il 2004 praticamente smetta col cinema (rimanendo celebre più per le sue comparsate nei medical dramas televisivi, E.R. e Dottor House). Da menzionare i vestitini che la Ryan sfoggia nel film, tutti piuttosto arditi, proprio ad evidenziare la spiccata femminilità della Kallen (alla Erin Brockovich), la quale non rinuncia affatto alla sua personalità nonostante tutto intorno a lei si muovano pescecani, figure losche e ammassi di carne e muscoli.

Trailer ufficiale

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