7 Uomini D’Oro

7 Uomini D’Oro
7 Uomini D’Oro

Marco Vicario e Rossana Podestà girano ben sei film insieme, nulla di strano visto che i due furono marito e moglie. 7 Uomini D'Oro è il primo capitolo di una coppia di pellicola che nello stesso anno (1965) vedrà uscire nelle sale anche Il Grande Colpo Dei 7 Uomini D'Oro. Si tratta delle gesta di una banda di criminali composta da 6 maneggioni internazionali (Moschin, Tinti, Albertini, De Grassi, Zarzo e Palmer), coadiuvati dal "professore" (Leroy) sempre accompagnato dalla conturbante Giorgia (Podestà). Le movenze sono quella di una commedia crime, appena appena intinta di azione, piuttosto statica per la verità poiché per ben 3/4 è incentrata sull'effettuazione di un complesso colpo in una banca svizzera per il furto di 7 tonnellate d'oro. Il professore ha ideato tutto, i suoi sgherri metteranno in atto la rapina e solo sul finale ci saranno peripezie per il travagliato trasporto del malloppo. E la funzione della Podestà? Già, il ruolo della Podestà è quella del bell'oggetto di arredamento. Bellissimo per carità, sensuale, a tratti irresistibile, con vestitini, montature d'occhiali e pettinature cangianti, estremamente briose e à la page, ma l'uso che viene fatto della Podestà è decisamente di puro abbellimento. Giorgia sostanzialmente fa coppia con il professore, ne allieta le ore, lo guarda con occhi da gatta, ne tesse le lodi ed il suo solo scopo sembra essere quello di cambiare continuamente mise e rendere molto gradevole il passare del tempo (anche per lo spettatore).

Il montaggio di Vicario tradisce un altro zeitgeist, un altro tempo storico, nel quale le scene duravano un'eternità e i minuti si consumano a vedere gli uomini affaccendati in tutte le loro operazioni criminali in modo fin troppo didascalico. Leroy e la Podestà perlopiù gettano sguardi nel vuoto, fissano le apparecchiature tecnologiche di controllo e comunicazione col gruppo di assaltatori (travestiti da operai del Comune di Ginevra). La Polizia è inetta e inconcludente, ed il colpo avrà l'epilogo che avrà esclusivamente per le azioni della banda, non certo per l'intervento dell'Autorità. E' tutto molto rocambolesco, a tratti quasi slapstick, con i criminali fortemente caratterizzati culturalmente, con accenti marcati, a tratti un po' ridicoli, come quello di Palmer, di Tinti, di Moschin o dello stesso Leroy. La voce della Podestà invece (che è di Noemi Gifuni in realtà) è morbida e vellutata come il suo personaggio. Il film fu un successo di critica e pubblico, a distanza di tempo accusa un po' gli anni soprattutto a livello di tempi di montaggio, ma appartiene indubbiamente a quelle pellicole un po' glamour degli anni '60 molto tipiche di certe atmosfere coeve. All'epoca era illegale anche solo filmare la finta rapina di una banca svizzera, tant'è che Vicario finse di dirigere un film con un altro argomento quando si trovò sulla location, e a fine film una scritta in sovraimpressione si preoccupa di chiarire che le banche svaligiate non sono quelle ritratte nel film. Adorabili le musiche di Armando Trovajoli.

Trailer ufficiale

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