Larry Flynt – Oltre Lo Scandalo

Larry Flynt – Oltre Lo Scandalo
Larry Flynt – Oltre Lo Scandalo

Larry Flint sembrava poco, così per la distribuzione italiana è stato aggiunto Oltre Lo Scandalo, così siamo stati sicuri che saremmo andati oltre lo scandalo. Per altro il titolo originale del film era The People Vs Larry Flint, con tutta la forza della sua ambivalenza, dettata dal fatto che letteralmente la traduzione è "il popolo contro Larry Flint" ma che quella è anche la formula rituale del diritto americano usata nei tribunali. La pellicola infatti si occupa dell'ascesa e caduta di mr. Larry Flint, fondatore di Hustler, rivista erotica, concorrenziale a Playboy (comunque non le uniche due in quegli anni, ma certamente tra le più vendute), la quale divenne un vero e proprio caso di garanzia delle libertà costituzionali garantite dal Primo Emendamento (che sancisce la terzietà della Legge rispetto al culto della religione e il suo libero esercizio, nonché la libertà di parola e di stampa, il diritto di riunirsi pacificamente; e il diritto di appellarsi al Governo per correggere i torti). Produce Oliver Stone, da sempre sensibile a questo tipo di tematiche, dirige Milos Forman, che con film come Amadeus o Qualcuno Volò Sul Nido Del Cuculo era piuttosto abituato ad occuparsi, di esclusi, fuori casta ed outsider ad alto tasso di scomodità ed ingestibilità. Ad interpretare lo scapestrato ed arrembante Flint è Woody Harrelson, e nei panni (sempre minimi) della sua altrettanto sciroccata e sciancata compagna c'è Courtney Love, in un ruolo che si farebbe fatica a non attribuirle ad occhi chiusi, quello della ninfomane, tossica sieropositiva. Invece il suo nome non venne affatto accolto bene dai finanziatori, pare che la necessaria assicurazione per farla partecipare al film fosse incredibilmente esosa, così Stone, Forman e la stessa Love dovettero accollarsi personalmente parte della spesa pur di averla nel film.

Anche Forman era riluttante ad accettare un biopic su Flint, associando quel nome unicamente alla parola pornografia. Stimolato poi a leggere il copione, scoprì invece che si trattava - a suo dire - di una magnifica storia su diritti e libertà. La pornografia era solo un pretesto per parlare d'altro, come detto, diritti e libertà d'espressione in una società democratica. Da spettatore europeo la visione di questo film è inevitabilmente diversa rispetto ad un cittadino degli Stati Uniti d'America. Personalmente sapevo poco e niente di Flint e Hustler era giusto una rivista di cui conoscevo l'esistenza e che avevo sentito nominare, non avevo idea del personaggio Larry, della sua vicenda personale né dei comprimari della sua epopea, in primis la moglie Althea, ma anche il fratello (nel film interpretato dal fratello di Harrelson, Brett), l'avvocato Alan Isaacman (Edward Norton, qui appena alla sua seconda pellicola), eccetera. Un giudizio su questi 129 minuti quindi deve necessariamente prescindere dalla stretta aderenza e resa del vero "Flint affair". Forman inoltre tocca una corda molto viva per il popolo americano, quella del Primo Emendamento e delle libertà costituzionali, un concetto così epidermicamente sensibile in America da spiegare l'esito del processo da 40 milioni di dollari che vide contrapposti Flint ed un predicatore (infilato da Hustler in un contesto satirico, dedito a sconcezze indicibili, soprattutto per un rispettato uomo di chiesa).

Il processo vero e proprio occupa la seconda metà della pellicola, inizialmente assistiamo alla formazione del giovane Flint, alla conquista del successo ed al suo naufragio incondizionato nel vizio e negli eccessi (al cinema accade al 99% dei pezzenti che si arricchiscono improvvisamente). Diciamo che quello è il film vero e proprio, perché dopo la faccenda si fa strettamente biografica ed anche un po' didascalica, nonostante l'estrosità e l'iconoclastia del personaggio Flint contribuisca a tenere viva il ritmo. Impressionante la rovina di Althea, resa in maniera filologica da Love, che certo aveva tutte le carte in regola per rendere credibile quel disastro umano. Di partenza il suo personaggio è quello di una sconfitta, una reietta; minorenne (anche se si fa fatica a credere che quel corpo appartenga ad una minore... la Love aveva 22 anni all'epoca) già si esibiva come spogliarellista, assumeva droghe, alcol, comportamenti sessuali molto aperti e non si faceva alcuno scrupolo ad andare a letto col capo il primo giorno di lavoro. La perfetta e combaciante metà della mela che mancava a Flint, ed infatti i due si annusano e si piacciono all'istante. Da lì in poi è tutta una corsa di soldi, lenzuola leopardate, lampadari di cristallo, mega ville, cocktail e vasche Jacuzzi in marmo pregiato. Ma soprattutto droga, flagello che segnerà pesantemente la vita di entrambi. La vera svolta drammatica arriva con la gambizzazione di Flint, evento che incide profondamente anche sulla psiche e sugli atteggiamenti del signor Hustler. Forman non fa nulla per rendere simpatico un bifolco come Flint, tanto meno per rendere gradevole la sua sfrenata anima gemella. E questo è ciò che rende forte e credibile il film. Il punto non è riabilitare Flint o apprezzarne le gesta, né tanto meno rendere digeribile la pornografia. Il punto è cosa sia la libertà e se sia possibile e giusto difenderla anche quando questa va a pescare nel torbido, nel volgare o in qualcosa che semplicemente non ci rappresenta. Ma come altrove qui risuona attuale Voltaire e la sua affermazione sulla difesa della libertà ad ogni costo (Non sono d'accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo), che per altro pare sia in realtà da attribuire ad Evelyn Beatrice Hall, saggista conosciuta con lo pseudonimo di Stephen G. Tallentyre. Non senza una certa ironia, il vero Larry Flint interpreta brevemente la parte di un giudice che condanna Harrelson alla pena detentiva di 25 anni. Milos Forman e Harrelson vennero candidati all'Oscar 1997 senza però aggiudicarseli, Forman però ottenne il Golden Globe, così come la sceneggiatura firmata Scott Alexander e Larry Karaszewski.

Trailer ufficiale

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